

NARRARE VITERBO – Come ha insegnato anche il grande filosofo e sociologo Edgar Morin la “narrazione” è un processo culturale che, richiamandosi al mito, attribuisce identità ad una comunità, ad una città. E questa identità può essere giocata sul mercato culturale e turistico assegnando a quella comunità, a quella città, a quel territorio una particolare specificità, un particolare fascino e una singolare attrattività, anche simbolica.
Il mito non è leggenda pittoresca, non lo è mai: è spirito, è cultura, è identità, è storia, è il “noi” di una città, di una comunità. Non ne faremo oggetto di una lunga e dotta illustrazione di dove si sia originato. Se ne darà un bagliore un lampo, un suono che proviene da lontano. E poi starà a ciascuno di noi ritrovarne la presenza misteriosa tra le vie, le pietre, gli scorci della Città; da cittadini, da residenti, da visitatori, da turisti, da curiosi, da poeti.
In realtà, Rosa non è stata né un mito, né una leggenda; è lì ancora oggi, con il suo corpo ancora intatto, a dare testimonianza della sua storia. Ma, come il mito, Rosa ha saputo rappresentare lo spirito del popolo viterbese, oltre a mostrare la forza di una fede incrollabile.
Francesco Mattioli
-Ci sono segni strani, nell’aria… oggi pomeriggio ho sentito raccontare qualcosa a proposito di una bambina che incoraggiava i viterbesi durante l’assedio di Federico… anzi, secondo alcuni sarebbe la stessa che poi suggerì ai nostri di percorrere gli antichi passaggi sotterranei per sorprendere l’esercito di Federico a Pian dei Tornatori… – osservò perplesso il console Raniero Gatti.
-E’ vero – rincarò il legato papale – girano voci sempre più insistenti che, durante l’assedio a Porta Eulali, sulle mura sia comparsa una bambina che incitava i combattenti a resistere agli imperiali di Federico –
Raniero si rivolse a Bartolo:
Tu sei uno dei capi popolari delle nostre milizie…nel corso dell’assedio hai visto qualcosa di strano? –
Bartolo sbatté le palpebre, in preda ad uno strano senso di disagio:
-Io non l’ho vista, ero a Santa Lucia; ma me lo hanno narrato, e credo che sia la verità. Una bambina che sulle mura incita i combattenti contro Federico… molti sostengono di averla vista, in molti ne hanno parlato… le voci girano presto… e soprattutto qualcuno dirà che è stata la sua presenza a far volgere le sorti della battaglia a nostro favore… del resto il cambiamento c’è stato, l’ho visto anche a Porta Santa Lucia e… –
Il Gatti lo interruppe:
Qualcuno sostiene che questa bambina sia stata ferita e che, strappatasi la freccia dal braccio, abbia continuato ad incitare i combattenti-
Perfino questo si narra? Ma… è vero?- balbettò Bartolo sbattendo gli occhi.
-Non lo sappiamo. Ma stiamo cercando di evitare che si diffonda tutta questa storia, perché non è il momento di inseguire sogni, miti o prodigi… abbiamo bisogno di fede, sì, ma soprattutto di stare attenti a quel che avviene intorno a noi, soprattutto a Roma – rispose Raniero, fissando in volto il legato papale.
Bartolo scosse la testa:
Il silenzio su questo episodio non durerà… si verrà a sapere; del resto il popolo ha bisogno di questo, di miracoli… Non credo che sarà possibile nascondere a lungo questo… questo prodigio…
Da: F. Mattioli, Meritalo, e se vuoi quella montagna si sposterà, La Bussola, 2023

-Ma tu ci vedi?- balbettò Moraldo avvicinandosi alla moglie Delicata con amorevole sospetto. Lei aveva perso la vista da molto tempo, eppure ora diceva agli astanti “Guardate qui”, “Vedete questo…”
Lei fissò lo sguardo su Moraldo, gli fece una carezza sul volto e rispose:
-Sì, io ci vedo… Rosa mi ha parlato, mi ha fatto capire… e le sue parole mi hanno restituito la vista –
Quel giorno molti popolani vennero a far visita a Moraldo e si intrattennero a parlare con Delicata; qualcuno pianse di gioia e di commozione, altri ridevano in letizia; tutti si avvicinarono a Rosa, vollero toccarla, si inginocchiarono davanti a lei e si fecero il segno della croce.
Lei se ne stava fuori della casa di Moraldo, seduta su una panca ricavata direttamente dal tronco di un vecchio olivo, e sorrideva taciturna, con una espressione soddisfatta.
Da: F. Mattioli, Meritalo, e se vuoi quella montagna si sposterà, La Bussola, 2023

















