Valentino e Ilario a Ponte Camillario
camillario 2
Fisioterapy Center 800x120
Il culto dei due martiri crebbe nel tempo; i loro resti, custoditi fino al 1303 nell’abbazia di Farfa, furono riportati a Viterbo e deposti nella Cattedrale. 

NARRARE VITERBO – Come ha insegnato anche il grande filosofo e sociologo Edgar Morin, la “narrazione” è un processo culturale che, richiamandosi al mito, attribuisce identità a una comunità, a una città. E questa identità può essere giocata sul mercato culturale e turistico assegnando a quella comunità, a quel cittadino, a quel territorio una particolare specificità, un particolare fascino e una singolare attrattività, anche simbolica.

Il mito non è leggenda pittoresca, non lo è mai: è spirito, è cultura, è identità, è storia, è il “noi” di una città, di una comunità. Non ne faremo oggetto di una lunga e dotta illustrazione di dove si sia originato. Se ne darà un bagliore, un lampo, un suono che proviene da lontano. E poi starà a ciascuno di noi ritrovarne la presenza misteriosa tra le vie, le pietre, gli scorci della Città; da cittadini, da residenti, da visitatori, da turisti, da curiosi, da poeti.

Questa lunga cavalcata tra miti, leggende e storie viterbesi giunge ai santi protettori della Città. Qui parleremo delle misteriose figure dei santi Valentino e Ilario.

 

Francesco Mattioli

 

 

NARRARE VITERBO – La storia dei santi Valentino e Ilario, come quella di molti martiri di epoca paleocristiana, è controversa. Il racconto agiografico che li riguarda è datato a quattro secoli dopo il loro martirio, avvenuto sotto l’imperatore Diocleziano, probabilmente agli albori del IV secolo, tra il 303 e il 305.

Chi fossero Valentino e Ilario è difficile a dirsi; alcune ricostruzioni sembrano dimostrare che Valentino fosse un sacerdote attivo in una piccola chiesa rurale convergente sull’abitato di Sorrina Nova e che Ilario fosse un diacono suo allievo. La loro biografia è comunque misteriosa; c’è chi dice che provenissero dall’Oriente percorrendo la Cassia e che si soffermassero a predicare il Vangelo agli abitanti di Sorrina. Di qui la persecuzione e il martirio per decapitazione.

La loro esecuzione sarebbe avvenuta in un luogo detto Camillarius, e l’unico toponimo del genere farebbe riferimento a un ponte su cui passava l’antica Via Cassia, l’attuale Ponte Camillario situato presso le Terme dei Papi. Quell’area, che oggi viene definita Bagni, reca toponimi legati alla pavimentazione in pietra della via consolare; infatti si ricorda una chiesetta a loro dedicata, S. Valentino in silice (poi S. Maria in silice).

Studi sul luogo eseguiti sotto l’egida della Diocesi (e in particolare di Mons. Del Ciuco) hanno permesso di individuare un’antica tomba etrusca riutilizzata in epoca paleocristiana come catacomba e luogo di riunione. Inoltre, recentemente vi è stata scoperta una piccola necropoli paleocristiana che attesta la frequentazione sacra dell’area, lievemente eccentrica rispetto al sito di Sorrina.

Peraltro, quando gli abitanti di Sorrina Nova abbandonarono la loro città fuggendo le incursioni barbariche e risalirono all’antico abitato del Colle di S. Lorenzo, più difendibile (quindi nella vetus urbs, cioè Viterbo), alcuni restarono nella zona della Cassia. Qui restò un piccolo villaggio, il Borgo S. Valentino, che più tardi, diventato covo di ladroni, fu distrutto dai viterbesi verso la metà del XII secolo.

Il culto dei due martiri crebbe nel tempo; i loro resti, custoditi fino al 1303 nell’abbazia di Farfa, furono riportati a Viterbo e deposti nella Cattedrale.

 

 

Masicar800x120-optimize
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
aiac_banner_01
TdP_Inalazioni
POST FB 02
lafune_300 x 600
monastero interno
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Masicar300x300-optimize
Foto Fisioterapy Center
domenicale post
asvis 2
Onda
Fune 300x300