Le sei nobiltà del medioevo viterbese: Frisigello
Frisigello
800 Monastero
A Giovanni la figura di Frisigello ricordava qualcosa, qualcuno che aveva visto da ragazzo, ma non riuscì a farne memoria, forse un antico dipinto, un affresco, gli sembrava di rammentare in una antica grotta…

Come ha insegnato anche il grande filosofo e sociologo Edgar Morin la “narrazione” è un processo culturale che, richiamandosi al mito, attribuisce identità a una comunità, a una città. E questa identità può essere giocata sul mercato culturale e turistico assegnando a quella
comunità, a quella città, a quel territorio una particolare specificità, un particolare fascino e una singolare attrattività, anche simbolica.

Ogni settimana, La Fune proporrà la narrazione e l’iconografia di un mito viterbese ( a cominciare dalle sue sei “nobiltà”, così come citate dai primi storici viterbesi) con la speranza che ne sia fatto buon uso a favore dello sviluppo culturale e turistico della Città. Perché il visitatore non deve solo girare per Viterbo ammirando costruzioni e opere d’arte: deve “innamorarsi” della Città, del messaggio e del mito che quelle pietre e quelle opere portano con sé.

Il mito non è leggenda pittoresca, non lo è mai: è spirito, è cultura, è identità, è storia, è il “noi” di una città, di una comunità. Non ne faremo oggetto di una lunga e dotta illustrazione di dove si sia originato. Se ne darà un bagliore un lampo, un suono che proviene da lontano. E poi starà a ciascuno di noi ritrovarne la presenza misteriosa tra le vie, le pietre, gli scorci della Città; da cittadini, da residenti, da visitatori, da turisti, da curiosi, da poeti.

Francesco Mattioli

 

– Frisigello è il nostro migliore menestrello; suona e canta soavemente, ma fa anche ridere, ed è anche un bravissimo mago che nasconde e ritrova le cose… il suo canto comunque è veramente una cosa divina-

-E donde arriva Frisigello? – chiese il templare vagamente incuriosito.

-Dai boschi… dicono che sia nato tra i boschi di Asso; dicono che conosca anche gli spiriti antichi, è da loro che prende ispirazione per le sue cantate –

Il templare rimase incantato a seguire l’esibizione del giullare, poi un popolano dal grosso naso adunco vicino a lui, che già gli aveva riservato sguardi deferenti e incuriositi, gli sorrise con gli occhi luccicanti di orgoglio esclamando: – E’ il nostro Frisigello, cavaliere, è la nostra nobiltà –

Frisigello aveva camicia e brache color ocra e un mantello giallo e azzurro svolazzante, in capo portava un cappello a cono e suonava una specie di cetra; la sua voce era piena ma gutturale, sembrava quella di una tromba.

A Giovanni la figura di Frisigello ricordava qualcosa, qualcuno che aveva visto da ragazzo, ma non riuscì a farne memoria, forse un antico dipinto, un affresco, gli sembrava di rammentare in una antica grotta…

Poi capì: Frisigello forse è Phersu, l’eterno danzatore etrusco che si muove nel tempo e tira le fila delle sorti delle Terre di Tuscia?

Da: F. Mattioli, Storie ferentesi vere e inventate, Aracne narrativa, 2020. 

 

800 Monastero
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
«Caro Maurizio, ti posso dire una cosa? Chi studia la storia studia il presente».
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Da una storia vera. Vedete voi se ascriverla ai viaggi nel tempo, alla trasposizione multidimensionale, al metaverso o chissà cos’altro. Non sottovaluterei l’intuito di Teresina…
Serve un leader con coraggio, abilità politica e un progetto.
"Io sono qui, in questo paese di sogno, tra questi castagni giganti...", questo uno dei pensieri scritti dall'autore in una lettera da Soriano. Soriano nel Cimino non fu per Pirandello solo un luogo di villeggiatura, ma una dimora spirituale.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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