
VITERBO – Una strada viene riparata quando la buca è diventata pericolosa, una condotta quando l’acqua affiora sull’asfalto, una caldaia quando la scuola rimane al freddo, un impianto quando ha già smesso di funzionare. L’emergenza è diventata il principale metodo di manutenzione, si aspetta il guasto, poi si cercano i soldi, si affida l’intervento e si spiegano ai cittadini le ragioni del ritardo. Un sistema costoso, inefficiente e spesso più preoccupato di contenere le proteste che di impedire il danno.
Anche Viterbo paga questa cultura amministrativa. Il problema non è soltanto la scarsità delle risorse, è la mancanza di una conoscenza costantemente aggiornata delle condizioni di strade, ponti, muri di contenimento, scuole, fognature, impianti e reti sotterranee. Ogni ufficio possiede una parte delle informazioni, molti controlli restano occasionali e la storia degli interventi raramente diventa uno strumento capace di indicare dove si verificherà il prossimo problema.
Una smart city dovrebbe rovesciare questo metodo, passando dalla manutenzione successiva al guasto a quella predittiva. Non significa disseminare Viterbo di sensori inutili, significa collocarli nei punti delicati per misurare pressione, vibrazioni, umidità, temperatura, consumi e movimenti strutturali. Se una condotta perde pressione, una pompa assorbe troppa energia o una struttura presenta una variazione anomala, il sistema può segnalarlo prima che il malfunzionamento produca una rottura, una chiusura o un pericolo.
L’Unione europea considera la manutenzione predittiva una delle applicazioni più importanti dei dati urbani e dei gemelli digitali, riproduzioni virtuali del territorio aggiornate attraverso informazioni reali. Su un’unica piattaforma il Comune potrebbe conoscere lo stato delle proprie infrastrutture, confrontare i dati nel tempo, simulare gli interventi e stabilire dove spendere prima che il danno diventi più grave e costoso.
La domanda inevitabile è dove trovare i soldi. La risposta non può essere una nuova tassa caricata sui cittadini, né l’attesa del prossimo finanziamento straordinario. Occorre comporre risorse diverse, attribuendo ogni spesa al soggetto responsabile e iniziando con una sperimentazione limitata, invece di annunciare un progetto enorme destinato a rimanere sulla carta.
La piattaforma digitale, il censimento delle infrastrutture e i primi sistemi di controllo potrebbero essere finanziati attraverso i programmi europei e regionali. Viterbo è già inserita nelle Strategie territoriali del PR FESR Lazio e ha ottenuto un primo stanziamento di 10 milioni per undici interventi, risorse in buona parte già destinate e quindi non liberamente trasferibili, ma la manutenzione predittiva potrebbe entrare nelle successive opportunità, nelle rimodulazioni consentite o nei nuovi bandi dedicati ai servizi digitali.
Per strade, edifici e opere pubbliche il Comune dovrebbe destinare una quota stabile del proprio bilancio e dei proventi edilizi alla manutenzione programmata e ai controlli direttamente collegati. Per la rete idrica, invece, sensori, rilevamento delle perdite e contatori intelligenti devono rientrare nel piano degli investimenti di Talete, finanziato attraverso la tariffa che i cittadini già pagano, come previsto dalla regolazione nazionale orientata alla riduzione delle perdite e delle interruzioni.
Nelle scuole, nelle palestre e negli altri immobili comunali si possono utilizzare gli incentivi del Conto Termico 3.0 oppure contratti con imprese energetiche specializzate, che anticipano parte degli investimenti e recuperano il costo attraverso i risparmi ottenuti. Per le applicazioni più avanzate, Viterbo potrebbe inoltre costruire un progetto con Unitus, altre amministrazioni e imprese tecnologiche, partecipando ai programmi europei di ricerca e innovazione.
La tecnologia, però, non sostituisce l’amministrazione. Un sensore può segnalare un’anomalia, ma qualcuno deve ricevere l’avviso, verificarlo, assegnare l’intervento e controllare che venga eseguito. Senza personale preparato, contratti efficaci e somme disponibili, anche il sistema più moderno diventa soltanto un altro schermo acceso in un ufficio.
La sperimentazione dovrebbe quindi riguardare poche infrastrutture critiche e rendere pubblici costi, segnalazioni, tempi di intervento e risparmi ottenuti. Una parte delle minori spese per consumi, perdite e riparazioni d’urgenza dovrebbe poi alimentare un fondo permanente per la prevenzione.
La vera innovazione non consiste nell’acquistare tecnologia, ma nel cambiare il modo di amministrare. Viterbo sarà più intelligente quando la politica smetterà di considerare inevitabile ciò che poteva essere previsto e comprenderà che governare significa intervenire prima che il guasto diventi un’emergenza e l’emergenza l’ennesima giustificazione.

















