

CELLENO – Ci sono luoghi sulla faccia della terra che sembrano dimenticati persino da Dio, arroccati sulle loro rupi di tufo come vecchi brontoloni che non vogliono saperne di morire. E poi, improvvisamente, arriva il disordine. Quello buono, scompigliato, che sa di fumo di friggitrice, di colofonia e di risate sguaiate.
Dal 17 al 20 settembre, il Borgo Fantasma di Celleno – che di fantasma, a onor del vero, in quei giorni non avrà che le pietre secolari – si prepara a farsi invadere dall’undicesima edizione del Teverina Buskers. Festival internazionale degli artisti di strada, dicono le carte bollate. Luna park dell’incredibile, direbbe chi ha ancora la disgrazia di stupirsi guardando in alto.
La matematica del miracolo è presto fatta: gli spettacoli passano da quaranta a cinquanta. Una cinquantina di provocazioni al senso comune distribuite su sette postazioni, con oltre quaranta disperati del talento – acrobati che sfidano la gravità, giocolieri che prendono a schiaffi la logica, clown che farebbero piangere un banchiere – in arrivo da ogni angolo del globo terracqueo.
C’è da perderci la testa tra i nomi snocciolati dal direttore artistico Simone Romanò, presidente dell’Associazione Il Circo Verde (che evidentemente di verde ha solo le speranze, perché per il resto si aggira tra funi e trampoli): dai Duo Flosh ai Muddy Buddies, passando per Andrea Niccolai, Marta Pesta, Francesca Martello, Caio Sorana, la Compagnia Chalibares, La Banda de Otro, Rosario Spinoza, i Cie Infoncundibles, Filippo Porcari, Torpeza Ritmika, Adriano Bono, la storica Compagnia Girovago e Rondella, Cia Lupa, Svenka ed Erica Contieri. Gente che non sa stare con i piedi per terra e che ha deciso, inspiegabilmente, di farlo proprio tra i dirupi della Tuscia.
Il programma promette quattro giorni di scompiglio rigorosamente gratuito. Intorno alle piazze, tra un numero di giocoleria e un equilibrio precario sul filo, non mancheranno i banchi dell’artigianato artistico e i camioncini dello street food che spandono nell’aria l’odorino inconfondibile di ciccia fritta e nafta, la vera colonna sonora di ogni fiera che si rispetti.
Del resto, come ricorda chi la baracca la tiene in piedi con l’aiuto del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e il patrocinio del Comune, questo festival è diventato una specie di istituzione internazionale. Gli artisti fanno la fila per venire a esibirsi tra queste case di tufo che franano, affascinati forse dall’idea che un borgo abbandonato sia il palcoscenico ideale per gente che vive di illusioni.
Chi vuole capirci qualcosa prima che il tendone invisibile venga smontato può consultare il sito ufficiale o affidarsi alle solite pagine social. Gli altri possono semplicemente salire a Celleno, spegnere il cervello e lasciarsi derubare del proprio cinismo da un gruppo di saltimbanchi. In fondo, c’è ben peggio di cui aver paura.


















