
VITERBO – I casi di virus del Nilo registrati nel basso Lazio, che in alcuni casi hanno portato al decesso o al ricovero in terapia intensiva, hanno messo al centro dell’attenzione pubblica il tema delle zanzare. Quando alcuni giornalisti viterbesi hanno iniziato a fare delle domande in Comune sul piano di disinfestazione è uscita fuori la notizia: il Comune di Viterbo non è ha uno. Non c’è adesso e non c’è mai stato.
Ne abbiamo scritto anche su La Fune e molti lettori ci hanno inviato commenti e segnalazioni. In tanti si lamentano di una presenza eccessiva di zanzare nei parchi e in genere nell’aria. Qualcuno è riuscito finalmente a trovare una spiegazione a una presenza giudicata eccessiva di questi insetti. Altri ci hanno inviato ulteriori indicazioni e ricordi della Viterbo che fu. Sembrerebbe infatti che negli anni Sessanta il Comune eseguisse la disinfestazione sulle strade e tombini. Ma da quel momento in poi sembra essere vero che nessuno ha mai più programmato interventi in questo senso.
Così come non ci risultano ordinanze di sindaci che abbiano dato disposizioni ai cittadini di contrastare la diffusione di zanzare con precisi interventi nella proprietà privata. Così i viterbesi, per decenni, hanno vissuto “pizzicati e contenti”, ignorando che quell’eccessiva presenza di zanzare fosse dovuta non tanto alla loro incontrollabile diffusione ma più che altro al nulla che viene fatto per limitarla.
Così, venuta fuori la verità, c’è chi chiede di spendere soldi del bilancio per proteggere i cittadini “dai pizzichi” ma più che altro dalle rischiose malattie che le punture di zanzare possono arrecare. Non è mancato chi ha fatto notare come gli 80mila euro “buttati” per regalare un’ora di sosta a chi va a comprare in centro potevano essere spesi per le disinfestazioni, sicuramente più utili e più sensate.


















