
EDITORIALE – Ci sono abbuffate quotidiane che si consumano ogni giorno in questa nostro Paese che è l’Italia. Abbuffate messe in scena da persone ordinarie, che campano di rendita di posizione e attingono senza nulla dare dalla mammella dello Stato.
Fanno gli autisti e stanno in smartworking oppure popolavano uffici rimasti chiusi anche dopo il lockdown e continuano a non andare. Segno quest’ultimo dell’inutilità delle loro prestazioni. Ci sono persone che fanno foto che pubblicano in rete con suv e champagne e poi si bevono anche il reddito di cittadinanza. Un fiume di spreco e sprechi, una cloaca di mille rivoli che passa sotto gli occhi di tutti come se fosse normale.
Poi c’è la furia iconoclasta verso la politica che ha la sua ultima versione nella volontà di operare un taglio al numero dei parlamentari. Una presunta resa dei conti con la la fantomatica casta che non è altro che operazione di propaganda dannosa. Questa domenica e lunedì, 20 e 21 settembre, i cittadini italiani sono chiamati a votare sul referendum confermativo che prevede la riduzione del numero di deputati e senatori. Una cura dimagrante che porterà benefici economici annui ridicoli e che altro non è che un purgante dato alla democrazia dell’Italia e al sistema democratico. Prima vittima la rappresentanza dei territori, specie quelli poco forti demograficamente come il Viterbese.
Un danno che ha due facce. Quella più banale degli uomini e delle donne che potranno rappresentare i legittimi interessi della Tuscia. Quella più seria di rendere meno appetibile, perché sottrae il possibile sbocco in parlamento, l’intraprendere un’esperienza politica nel nostro territorio. La prospettiva del Parlamento infatti ha funzionato da stimolo per tanti che negli anni hanno provato a costruire un proprio percorso politico, passando per la gavetta dei comuni e degli altri livelli di rappresentanza territoriale. La riduzione degli spazi non farà altro che rendere più piatto il panorama con i migliori sempre meno interessati alla politica e tutti i danni che questo produce.
Votare no è un atto di tutela della democrazia, della rappresentanza, dell’interesse per la politica. Perché la politica non è fatta solo di idee e visioni ma anche di sane ambizioni, finalizzate a poter fare davvero qualcosa per il proprio territorio. In questi giorni abbiamo raccontato le ragioni di entrambi gli schieramenti su questo referendum, mettendo in chiaro da subito la nostra volontà di sostenere le ragioni del No. Rinnoviamo questo invito, fiduciosi che non può essere un taglio della classe politica a produrre frutti ma una scelta più attenta dei rappresentanti. E in questo, nella mancanza di qualità degli uomini, i partiti hanno molte colpe. Non serve tagliare il numero, è necessario premiare la qualità. Ma questo è un altro discorso.


















