Voci dai sentieri d'Italia: il racconto dei grandi cammini ad Acquapendente
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L'evento ha dimostrato ancora una volta come Acquapendente sia molto più di una semplice tappa geografica: è un crocevia di culture, storie e persone, capace di dare voce a chi custodisce il territorio e ne tramanda l'anima.

ACQUAPENDENTE – Tra i panorami dell’Alta Tuscia, dove la natura si intreccia con borghi ricchi di storia e tradizioni millenarie, il Museo della Città Civico e Diocesano di Acquapendente — storica porta d’accesso al Lazio per i pellegrini lungo la Via Francigena — ha fatto da cornice all’incontro “Storie di Cammini”, all’interno della rassegna “I Cammini: Paesaggio, Esperienze, Trasformazione”.

A fare gli onori di casa e a condurre la serata è stato Silvio Piorigo, presidente della cooperativa Monte Meru, guida escursionistica e formatore LAGAP. Silvio ha aperto l’incontro ricordando come mettersi in cammino non sia soltanto un esercizio fisico, ma un viaggio interiore fatto di incontri, relazioni e cambiamento, incorniciato dalla bellezza di questa terra di confine tra Lazio, Toscana e Umbria.

Tre i relatori che si sono alternati al microfono per raccontare la propria esperienza lungo i sentieri d’Italia.

Orietta D’Armi: la rinascita e il coraggio sul Cammino d’Abruzzo

Ex interior designer di 57 anni, Orietta D’Armi ha raccontato cosa significhi fare un salto nel vuoto per cambiare vita. Partita da una semplice passeggiata nel suo paese, è arrivata a ideare il Cammino d’Abruzzo: un tracciato di oltre 700 chilometri. Senza l’uso del GPS, ha tracciato le rotte sulla carta geografica e contattato uno a uno 75 comuni.

Lo scorso marzo si è licenziata ed è diventata guida escursionistica per dedicarsi interamente al progetto, sostenuta da sette amici e da una rete di volontari sul territorio. Un momento di forte commozione ha toccato la sala quando Orietta ha recitato in dialetto abruzzese una poesia scritta a 17 anni e dedicata a Penne, il suo luogo del cuore.

Gianluigi Bettin: la forza dell’unione sulla Via di Francesco

Figura storica del trekking e autore della prima guida della Via di Francesco, Gianluigi Bettin ha ripercorso l’evoluzione di questo grande itinerario: nato da iniziative sparse tra Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo, oggi è un progetto unito e condiviso grazie a un’Associazione Nazionale.

Bettin ha condiviso diversi aneddoti, tra cui il ricordo di quando, rimasto senza cibo all’alba con un compagno di viaggio, è stato accolto da una signora di campagna che ha preparato loro la colazione e piadine fresche per il cammino. Come suo luogo del cuore ha indicato Pieve de’ Saddi, un sito millenario in Umbria.

Mirko Pacioni: l’amore per la terra e la Via Romea Germanica

Dal 2018 presidente dell’associazione nazionale della Via Romea Germanica e guida ambientale, Mirko Pacioni si è avvicinato a questo cammino di pellegrinaggio spinto dalla passione per la propria terra, favorita dal fatto che la via passa proprio davanti a casa sua.

Nel suo intervento ha ricordato l’emozione provata durante un raduno con l’associazione Ben-Essere, accolto dall’abbraccio di circa duecento persone, e ha raccontato la storia di un pellegrino presentatosi direttamente alla porta del suo ufficio. Come simbolo di questo percorso ha indicato la Casa delle Associazioni a Santa Sofia, presidio di condivisione e valore sociale.

L’evento ha dimostrato ancora una volta come Acquapendente sia molto più di una semplice tappa geografica: è un crocevia di culture, storie e persone, capace di dare voce a chi custodisce il territorio e ne tramanda l’anima.

© Maurizio Di Giovancarlo — Tuscia Fotografia

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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