
Viterbo non è una città turistica. Già da settembre, con la realizzazione dei progetti di infomobilità, riusciremo a vedere un cambiamento in questa direzione ma il ritardo rispetto ad altre città simili è ancora importante. Vogliamo fissare l’attenzione su un servizio che sta andando bene in diverse parti d’Italia: il bike sharing.
Prevede la messa a disposizione di cittadini e turisti di biciclette. La traduzione del termine inglese è la seguente: “condivisione della bicicletta”. Si tratta di un servizio pubblico che di fatto rappresenta uno strumento, a disposizione della pubblica amministrazione, per sviluppare e incrementare una politica di mobilità sostenibile.
Integrando il bike sharing con un efficace ed efficiente sistema di trasporto autobus diventa possibile ridisegnare la fruibilità e vivibilità di una città, specie se piccola come Viterbo. Si tratterebbe di un passo importante, almeno sulla carta, verso la chiusura del centro storico.
E nella primavera del 2014 l’intenzione è balenata anche tra le stanze di Palazzo dei Priori, ma alla fine non se ne è fatto nulla. Avevamo dedicato, con La Fune, un articolo (leggi) proprio a questa “rivoluzione” più di un anno fa e avevamo parlato di un servizio quasi prossimo alla realizzazione. In realtà tutto è rimasto nel libro dei sogni del Comune di Viterbo. E pensare che avrebbe significato un miglioramento del volto della città, un tentativo di superare il traffico quotidiano e l’occasione per creare qualche posto di lavoro.
A Perugia invece, proprio un anno e qualche mese fa, il bike sharing si è materializzato e funziona. “Bici Perugia” offre l’opportunità di distribuire una certa quantità di biciclette pubbliche e di monitorarne in tempo reale prelievo e deposito. Un’occasione di vivere la città da un altro punto di vista. Tutto questo a due ore di macchina scarse dal capoluogo della Tuscia.


















