Il bike sharing sta per sbarcare nel centro storico di Viterbo
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La rivoluzione del centro storico di Viterbo passa anche per il lancio di un nuovo servizio che va sotto il nome di bike sharing. Si tratta di mettere a disposizione di cittadini e turisti un sistema di bici che, integrato con un efficiente trasporto pubblico urbano, permette di muoversi agevolmente almeno nei centri storici.

Centro storico, la rivoluzione della mobilità passa anche per il bike sharing. Di cosa stiamo parlando? Di un servizio che prevede la messa a disposizione di cittadini e turisti di biciclette. La traduzione del termine inglese è la seguente: “condivisione della bicicletta”. Si tratta di un servizio pubblico che di fatto rappresenta uno strumento, a disposizione della pubblica amministrazione, per sviluppare e incrementare una politica di mobilità sostenibile.

 

Integrando il bike sharing con un efficace ed efficiente sistema di trasporto autobus diventa possibile ridisegnare la fruibilità e vivibilità di una città, specie se piccola come Viterbo. Si tratta di un passo importante, almeno sulla carta, verso la chiusura del centro storico. Anche il Comune di Viterbo l’avrebbe messo in agenda entro i prossimi mesi. E’ ipotizzabile quindi un’estate viterbese in bicicletta, almeno lo sperano i più ottimisti.

 

Il bike sharing prevede che siano installate delle stazioni in diversi punti della città dove collocare le biciclette. Le biciclette sono bloccate e sono utilizzabili dopo averle sbloccate o con una chiave o con una tessera contactless. Il servizio non è quindi generalmente usufruibile da tutti ma richiede una registrazione per la consegna delle chiavi o della tessera: in questo modo si scoraggiano i furti poiché si è a conoscenza di chi ha utilizzato la bicicletta in quel momento.

 

A seconda del sistema, alla fine dell’utilizzo la bicicletta può essere riportata in un’altra stazione o obbligatoriamente nella medesima stazione di partenza.

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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