VITERBOshort 2026, il sogno si accende
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Dal 16 al 18 ottobre, il Teatro San Leonardo accenderà le sue luci. Fuori, le pietre antiche di Viterbo veglieranno sulla città; dentro, sullo schermo, il cinema breve racconterà l'infinita complessità dell'essere umano. Un fotogramma alla volta.

VITERBO – Ci sono storie che hanno bisogno di romanzi fiume, di mesi trascorsi a sfogliare pagine e a inseguire destini. E poi ci sono loro: i cortometraggi. Schegge di luce e di buio, confessioni strappate al tempo che scorre, sguardi che durano lo spazio di un respiro eppure restano addosso come un mistero indecifrabile.

Dal 16 al 18 ottobre 2026, il Teatro San Leonardo di Viterbo tornerà a trasformarsi in una piccola torre di guardia sul mondo. Si alza il sipario sulla terza edizione di VITERBOshort – Festival del Cortometraggio, e l’attesa ha il sapore di un rito laico e collettivo.

Trecento sogni arrivati da ogni angolo della terra

Il lavoro dietro le quinte è stato implacabile. Trecento opere, giunte da trentadue Paesi diversi, si sono presentate alle porte della città medievale battendo colpi silenziosi. Dalla Spagna alla Germania, dalla Francia all’Iran, fino alle lontane terre della Cina e a una suggestiva coproduzione tra Congo e Italia, il mondo intero ha bussato a questo angolo della Tuscia per affidare i propri frammenti di pellicola.

Alla fine, la giuria ha compiuto il suo severo lavoro di cernita: saranno 42 i cortometraggi ammessi alla Official Selection 2026, suddivisi in dodici sezioni che assomigliano a stanze di un labirinto cinematografico.

Dodici stanze per scrutare l’uomo

Entrare in questo programma significa attraversare le mille forme dell’inquietudine e della bellezza contemporanea. C’è la sezione Corto Libero, dove storie come Está Ella di Manuela Cometti o l’italiano La legge del mercato di Alessandro Panza misurano il passo della realtà. Ci sono i corti teatrali e letterari, i minidoc — dove spicca l’opera italo-congolese Okapi — e lo sguardo radicato nel territorio con il Premio Tusciafotografia, che porta sullo schermo l’anima dei nostri luoghi con opere come Perpetual e Genius Loci.

Ma il festival non ha paura di guardare al domani e alle sue stranezze. Ecco allora le sezioni dedicate ai giovani autori, ai lavori nati tra i banchi di scuola, ai videoclip musicali e alla satira tagliente di Satirarse. E mentre la sezione Pluriart e l’animazione — con perle come The Rusty Fish dall’Iran — giocano con la magia visiva, il festival spalanca le porte ai territori più inesplorati: l’Intelligenza Artificiale, con sguardi cinesi e italiani che interrogano il futuro della macchina e dell’uomo, e i formati verticali, pensati per lo schermo stretto dei telefoni, che catturano il mondo in un fotogramma capovolto.

Il sipario sta per aprirsi

Con l’annuncio della selezione ufficiale, la macchina del festival entra nella sua fase più vibrante. Nei prossimi giorni verranno svelati i nomi dei giurati che siederanno in sala, mentre l’appuntamento è fissato per il primo giorno di ottobre, quando il programma completo con gli orari delle proiezioni svelerà infine la mappa di questo viaggio.

Dal 16 al 18 ottobre, il Teatro San Leonardo accenderà le sue luci. Fuori, le pietre antiche di Viterbo veglieranno sulla città; dentro, sullo schermo, il cinema breve racconterà l’infinita complessità dell’essere umano. Un fotogramma alla volta.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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