
“Viterbo violenta”, “ Viterbo far west”, “Viterbo non è più la stessa”. In tre commenti lo stato d’animo che è calato sulla città il giorno dopo la magica notte del tre. Botte da orbi a piazza del Gesù, un orecchio quasi tagliato di netto da una sediata, un fumogeno scagliato contro Gloria e l’aggressione di un gruppo di minorenni al consigliere Grancini.
Il tema del giorno, servito dagli eventi, è la sicurezza in città. Inevitabile quanto mediocre come impostazione. Se non si coglie l’essenza vera del problema diventa difficile mettere in campo delle soluzioni, o quantomeno dei tentativi.
Il casino di santa Rosa ha dei protagonisti chiari: i giovani. Ci arriva di striscio il sindaco Michelini, anche se toppa completamente la prospettiva, quando parla del fumogeno lanciato contro la Macchina. Si augura infatti che si tratti di una ragazzata. Cioè di una roba da ragazzi. Il primo cittadino in pratica si rende conto dell’esistenza dei giovani, peccato che per lui diventa quasi rassicurante sapere che quel gesto arrivi da lì.
E mentre tutti chiedono di fare chiarezza su quanto accaduto, di aprire un’analisi e un consiglio comunale straordinario per riflettere sulla sicurezza della città nessuno sembra accorgersi dei ragazzi.
Ragazzi che non sono mai buoni o cattivi, questo è bene dirlo.
Ma sono quelli che hanno spaccato il naso a Grancini e che si sono presi a sediate a piazza del Gesù. Perché? Cosa si può fare? Cosa può fare un’amministrazione comunale? Si sta facendo abbastanza? Ci sono investimenti nel bilancio per cercare di dare risposte ai giovani, per dare spazi, per spingerli a coltivare passioni, per permettergli di fare esperienze? Per fargli capire che non è vero che non c’è futuro e che non è solamente una serata in più?
Potremmo pure mettere un poliziotto in aggiunta, o dieci, o cento. Per la notte di santa Rosa o per tutte le notti dell’anno. Sarà però difficile fare qualcosa di buono se non si pensa davvero ai giovani. Come giornale portiamo nell’arena pubblica questa prospettiva, invitiamo gli amministratori di questo territorio e i politici locali a dirci cosa ne pensano. A scriverci.
E’ bene aprire un dialogo, un confronto e smetterla di parlarsi addosso, troppo spesso in maniera trita e banale, all’interno di sterili consigli comunali senza prospettive né senso del futuro. Anche perché la questione è seria e in quei luoghi, in quelle feste c’erano anche figli di amministratori locali.


















