Viterbo violenta e il triste errore di prospettiva della politica locale
Roberto Pomi
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Le violenze della notte del tre settembre hanno sconvolto la città. Il tema di questi giorni è la sicurezza, ma siamo sicuri che è questa la giusta prospettiva da cui guardare quanto accaduto?

“Viterbo violenta”, “ Viterbo far west”, “Viterbo non è più la stessa”. In tre commenti lo stato d’animo che è calato sulla città il giorno dopo la magica notte del tre. Botte da orbi a piazza del Gesù, un orecchio quasi tagliato di netto da una sediata, un fumogeno scagliato contro Gloria e l’aggressione di un gruppo di minorenni al consigliere Grancini.

Il tema del giorno, servito dagli eventi, è la sicurezza in città. Inevitabile quanto mediocre come impostazione. Se non si coglie l’essenza vera del problema diventa difficile mettere in campo delle soluzioni, o quantomeno dei tentativi.

Il casino di santa Rosa ha dei protagonisti chiari: i giovani. Ci arriva di striscio il sindaco Michelini, anche se toppa completamente la prospettiva, quando parla del fumogeno lanciato contro la Macchina. Si augura infatti che si tratti di una ragazzata. Cioè di una roba da ragazzi. Il primo cittadino in pratica si rende conto dell’esistenza dei giovani, peccato che per lui diventa quasi rassicurante sapere che quel gesto arrivi da lì.

E mentre tutti chiedono di fare chiarezza su quanto accaduto, di aprire un’analisi e un consiglio comunale straordinario per riflettere sulla sicurezza della città nessuno sembra accorgersi dei ragazzi.
Ragazzi che non sono mai buoni o cattivi, questo è bene dirlo.

Ma sono quelli che hanno spaccato il naso a Grancini e che si sono presi a sediate a piazza del Gesù. Perché? Cosa si può fare? Cosa può fare un’amministrazione comunale? Si sta facendo abbastanza? Ci sono investimenti nel bilancio per cercare di dare risposte ai giovani, per dare spazi, per spingerli a coltivare passioni, per permettergli di fare esperienze? Per fargli capire che non è vero che non c’è futuro e che non è solamente una serata in più?

Potremmo pure mettere un poliziotto in aggiunta, o dieci, o cento. Per la notte di santa Rosa o per tutte le notti dell’anno. Sarà però difficile fare qualcosa di buono se non si pensa davvero ai giovani. Come giornale portiamo nell’arena pubblica questa prospettiva, invitiamo gli amministratori di questo territorio e i politici locali a dirci cosa ne pensano. A scriverci.

E’ bene aprire un dialogo, un confronto e smetterla di parlarsi addosso, troppo spesso in maniera trita e banale, all’interno di sterili consigli comunali senza prospettive né senso del futuro. Anche perché la questione è seria e in quei luoghi, in quelle feste c’erano anche figli di amministratori locali.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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