Viterbo, storia di un capoluogo che non c'è
Viterbo dall'alto
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Già la Tuscia non ha un cuore. Non ha un centro morale né di pensiero nel suo capoluogo formale. Niente è fatto per invertire la tendenza e così da Proceno a Calcata tutto somiglia a un paesone.

Il morto è sulla bara: Viterbo non ha i connotati di un capoluogo. Lo è sulla carta, nel mare sterile degli incartamenti burocratici ma lì si ferma, niente più.

La consapevolezza del dato è diffusa, al punto che lo stesso Leonardo Michelini, nei giorni gloriosi della sua campagna elettorale, aveva messo tra le mete da segnare quella di ridare alla città dei papi il suo ruolo di centralità e di propulsore dell’intera Tuscia.

E invece la propulsione del “raggio-missile” guidato da Michelini non basta neanche a se stesso. La città più grande del Viterbese ristagna, non sembra aver trovato ancora una rotta e in tre anni l’impatto del governo Michelini su questo obiettivo potrebbe essere stimata, senza fargli torto, pari a zero. Eravamo un capoluogo formale sulla carta fino al 2013 e abbiamo continuato a esserlo a 2016 inoltrato.

La questione è così evidente e il bisogno di dare una sterzata tanto sentito che il voto dei viterbesi al sondaggio sul masterplan, in corso in questi giorni, alla domanda: “Su quale identità deve puntare Viterbo?”; hanno risposto in maggioranza: “Il cuore della Tuscia”.

Già la Tuscia non ha un cuore. Non ha un centro morale né di pensiero nel suo capoluogo formale. Niente è fatto per invertire la tendenza e così da Proceno a Calcata tutto somiglia a un paesone.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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