
IL PUNTO DI VISTA – Gli interventi di Giulio Della Rocca spesso sono stimolanti, perché vanno al sodo. Quello sulla sicurezza urbana (leggi qui) mi stimola inevitabilmente a un riflessione, visto che me ne sono occupato per vent’anni, sia in vari corsi di studio alla Sapienza e all’Unitus, sia nella ricerca, segnatamente in una cofinanziata dal Comune di Viterbo più di una dozzina di anni fa (Sindaco Marini), sulla percezione della sicurezza tra i giovani viterbesi.
Eh, già. Della Rocca considera correttamente la percezione della sicurezza. Perché l’Essere Umano non agisce e costruisce significati su un dato oggettivo, ma su ciò che considera importante per sé nel contesto delle sue azioni, delle sue abitudini e del proprio vissuto. A stringere: se a Scampia o al Zen di Palermo non accade nulla per tre giorni il residente si sente in paradiso; se in un ridente paesino di provincia, dove
ancora sono abituati a tenere le chiavi di casa sul portone, trovano vandalizzato il vaso di fiori posto ad abbellire la via, gridano alla malavita e alla diffusione del crimine in paese.
Viterbo è sicura? Sì e no. Un collega di Parma mi raccontava che dopo le 20 in centro, persino nella piazza del celebre Duomo, è meglio non andare; nella civilissima Parma, non al Tor Bella Monaca, al Librino, a Rogoredo, nel Bronx e tanto meno in un centro messicano di frontiera. A Viterbo ci sono un paio di posti dove vige la stessa regola. Non è un caso che le Forze dell’Ordine e la Polizia locale abbiano stabilito presenze e controlli più stringenti.
In genere, i risultati di tali strategie sono minori delle aspettative, perché il giro malavitoso (spaccio, ubriachezza molesta, microcriminalità e vandalismi vari) non fa che spostarsi altrove. In problema occorrerebbe affrontarlo alla radice, ma con tutto il rispetto per studiosi importanti
che già sessant’anni fa spiegavano l’insorgere della devianza con la scarsa cura preventiva contro emarginazione, esclusione e povertà, questo è un compito improbo per le Istituzioni e che comunque richiede una politica sociale illuminata a lungo termine (si chiama prevenzione primaria).
Per quel che accade ora, invece sono disponibili la prevenzione secondaria (la repressione con l’intervento diretto e immediato delle Forze dell’ordine) e la prevenzione terziaria, fondata sulla dissuasione (in particolare con la videosorveglianza e l’inasprimento delle pene).
Che fare, quindi? Non mi baserei, come sembra intendere della Rocca, sul momento elettorale; le leggi ci sono, sono espressione di una democrazia liberale e nessuno può augurarsi uno stato di polizia dove tutto fila liscio a suon di manganello (l’Italia su questo ha già dato, in passato, e con pessime conseguenze).
A prescindere dal miglioramento delle condizioni di vita che ridimensionano il crimine, di cui si è detto e che esige tempi lunghi, sul momento la strategia a cui possono accedere i cittadini viterbesi più volenterosi resta quella della vigilanza. Non solo quella video e digitale, s’intenda.
Ma anche fisica. Ecco, l’invito dell’amico Della Rocca “se vedete qualcosa, dite qualcosa” è interessante; anzi, lo tramuterei in un più partecipativo e collettivo “neighbourhood watching”, sorveglianza organizzata di vicinato. Che non è fare delle ronde giustizialiste, e tanto meno imbracciare armi e bastoni, ma semplicemente mettere in atto comuni procedure, riconosciute dalla Amministrazione locale, per sorvegliare, individuare, denunciare, facendo terra bruciata attorno a spacciatori, ubriachi molesti e vandali vari.
E non solo: esercitando anche una sorveglianza in grado di sollecitare istituzionalmente (piuttosto che scrivendo lettere e lamentele ai
giornali) interventi contro altri pericoli, come quelli della circolazione, dell’accesso ai disabili, dell’igiene. Il Comune di Viterbo si era mosso per facilitare queste forme di sorveglianza cittadina organizzata e istituzionalizzata, ma non mi sembra che finora funzionino un gran che, anzi sovente sono colpevolmente distratti da altre questioni (come è accaduto di recente: chi vuol capire, capisca…).
Quindi, sì: se vedete qualcosa, dite qualcosa. Nei modi più adeguati per essere tenuti in considerazione e veder soddisfatte le vostre aspettative. Con la speranza che le anche istituzioni – in fatto di attenzione alle indicazioni dei cittadini e dei conseguenti interventi – facciano il loro dovere…


















