
IL CORNER DEL PROFESSORE – La sicurezza è un problema: se vedi qualcosa dì qualcosa. Un post di un’amica, giustamente avvelenata, mi costringe a confrontare la mia idea di Viterbo con la realtà vissuta tutti i giorni da chi ci abita. Se confrontata con la sicurezza di altre città, sia
italiane che ovunque nel globo, è mia ferma convinzione che Viterbo subisca più una “percezione” di mancanza di sicurezza che altro.
È importante il mio punto di vista? No. Avete ragione voi. Chissenefrega se altrove è peggio. Viterbo deve essere sicura. Non abbiamo veri metri di paragone con altro, forse la provincia che comunque è molto più sicura di Viterbo, ma la nostra vita è qui e dobbiamo sentirci tranquilli e non confrontarci con l’Ucraina.
Vogliamo tutti vivere in una città che sia sicura sia per noi che per i nostri figli. Non vogliamo dover arrivare in orari con la luce, o evitare posti perché poco sicuri o addirittura stare attenti al cimitero perché qualcosa può succedere anche lì. La nostra è cultura compagnona e rumorosa, ci piace prendere il caffè con amici e incontrarci in giro. Non deve succedere che un ubriaco ci rovini la serata o che ci siano zone di spaccio attive. Questa è la nostra città, e non solo io ma tutti la teniamo stretta al cuore. Se qualcuno viene a casa nostra o si comporta bene o se ne vada.
Purtroppo non siamo stati educati a combattere la microcriminalità. Non abbiamo mezzi pratici o culturali per lottare. Ci viene in mente che qualcuno debba controllare, che ci debbano essere più forze dell’ordine sotto casa nostra, che altri debbano fare qualcosa. Sono sicuro che le
istituzioni addette almeno ci provano. Non basta. Dobbiamo fare qualcosa.
Va da sé che in tutte le famiglie si debba parlare del problema e di come starne lontanissimo se possibile. Quello che deve prendere piede è un atteggiamento collettivo, purtroppo confuso dalla strana percezione della “privacy” ormai dominante. Magari un avvocato potrebbe spiegarci meglio, mi viene in mente il professor Avvocato Andrea Genovese, luminare in diritto privato, che forse mi può correggere, ma credo che chi commetta un reato perda tutti i diritti alla propria privacy. Se così non fosse ricordatevi bene: quando votate alle politiche,
mandate qualcuno in parlamento a fare le leggi.
Ma a parte le considerazione di privacy, le istituzioni non possono essere ovunque. Dobbiamo aiutarli: se vedete qualcosa dite qualcosa. Questa frase la prendo in prestito dalla campagna contro il terrorismo dopo l’11 settembre. Una parente stretta mi ha raccontato che “qualcuno” le ha detto di sospettare che all’interno del cimitero ci sia sia spaccio che attività illecita in generale. Capisco l’istinto a raccontare a chi ci capita, capisco la voglia della mia amica di fare un post avvelenata ma non servono a nulla. Di sicuro tutte le forze dell’ordine sono sotto organico ma a maggior ragione, le poche risorse a destinazione debbo essere indirizzate dove c’è qualcosa che qualcuno ha visto e non a caso.
Quindi se vedete qualcosa dite qualcosa alle autorità, vanno benissimo i carabinieri. Supponiamo una segnalazione e un intervento mirato che va a segno e che viene preso qualcuno in flagranza di reato. Che succede? Altro problema. Torniamo a chi voterete alle prossime elezioni. Mi sembra ovvio che, se chi colto in flagranza di reato resta in carcere per 24 ore e viene rimesso in libertà, abbiamo un problema di fronte a noi. Quindi attenti ai voti alle prossime politiche ma, nel frattempo c’è una qualche soluzione?
Quella che mi viene sempre in mente è tattica: supponiamo che qualcuno venga preso per qualche motivo. La legge non dice di doverlo rilasciare. Perché non depositarlo al confine del comune, ad esempio a 4 chilometri da Marta? Cioè a 20 da Viterbo? Faccio un esempio pratico. Non sopporto ubriachi e drogati di fronte al supermercato. Esiste un’ordinanza contro il bivacco. Chiamo i carabinieri e segnalo presenza illecita. Loro vengono, li portano in caserma e al momento di rilasciarli li depositano quasi a Marta. Secondo me quell’ubriacone non ci va più di fronte al supermercato. Se non basta una volta si fa sempre. Tre sono le strategie: se vedete qualcosa dite qualcosa; attenti a quello che votate; non li rimettiamo subito in libertà e di certo il più lontano possibile.


















