Viterbo e la "sindrome della cicala"
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Dove sta andando la città dei papi? Dove è la città d'arte e cultura? Che concetto si ha di cultura e soprattutto cosa si muove all'interno di questo mondo? C'è posto per un domani plurale o dobbiamo immaginarci una città orwelliana, da pensiero unico?

Viterbo è persa, difficile immaginare una città diversa. Considerando che l’attuale fa abbastanza cagare, sotto molti aspetti, tanto che alle ultime votazioni è stato tirato lo sciacquone anche su un centrodestra che sembrava irremovibile, vorrà dire che ce ne faremo una ragione e ci abitueremo a vivere e vedere la città dei papi così.

 

Lontana anni luce dal posto ideale dove vivere. Povera, carica di disoccupazione, insozzata dalla poca trasparenza. Chi trova un amico trova un tesoro, a Viterbo forse questo è più vero che altrove. Specie se l’amico siede sulle poltrone che più scottano. Doveva essere la rivoluzione di Leo Michelini. Annunciata “urbi et orbi”, dove “urbi” sta per la città e “orbi” rischia di stare per “non vedenti”. Doveva essere la città della cultura. Una roba che ci raccontavamo già da anni, ma che con l’ingresso in scena di un movimento come Viva Viterbo è stata “spacciata” come imminente. Della serie: “cambia spacciatore”.

 

L’effetto di Viva Viterbo sulla cultura cittadina sembra essere stato essenzialmente uno: portare il direttore artistico di uno dei principali festival cittadini sulla sedia della presidenza del consiglio. Effetto secondario: circa un anno di gestione dell’assessorato cultura da parte di Giacomo Barelli. Una nota piuttosto stonata e imbarazzante. Un vespaio senza fondo che ha prodotto solo casino e casini. Sfido chiunque a sostenere il contrario. 

 

L’ultima grana lo schiaffo di Michelini a Francesco Serra (capogruppo del Partito Democratico), di cui bene racconta Simone Carletti su La Fune. E mentre in questa città le librerie collassano, i cinema degni di questo nome sono merce rara, in via d’estinzione, gli spazi per fare cultura, per produrre cultura tutto l’anno, sono più rari di un elefante al polo nord, ce la godiamo in festival e controfestival. 50mila euro a me, 30mila a te, 5mila a l’altro. Un bel mercato delle vacche, per fare cosa? In questo ultimo anno è stato data vita, grazie al miscuglio di politica e organizzazione eventi, a uno sputtanamento del clima collaborativo e sinergico tra chi dovrebbe contribuire a costruire la crescita culturale della città. Insomma peggio di così si muore.

 

P.s. Non è nostra intenzione screditare e/o danneggiare Caffeina. La cosa non sarebbe giusta e non ci interessa. Ci dispiace constatare, purtroppo, che una simile triste azione è già stata compiuta egregiamente da altri. Ci dispiace constatare che per chi amministra questa città è così difficile trovare il bandolo della matassa, forse anche per i diversi disastri fatti prima. Non ci resta che godercela questa estate, come le cicale. Dopo di lei il diluvio, anche se forse sarebbe meglio il diluvio universale. 

 

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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