"Viterbo come la vecchia zia lasciata a pisciarsi addosso sulla sedia a dondolo"
immondizia-in-fiamme-03
aiac_banner_02
"Viterbo sembra una di quelle vecchie zie che il giorno del compleanno ci si ricorda di lei e la casa si riempie di parenti festanti. Poi finita la festa rimane sola tutto l'anno a pisciarsi addosso sulla sedia a dondolo". Un paio di frasi comparse sui social subito dopo la grande festa in onore della patrona viterbese Santa Rosa. A scriverli un professionista noto in città: Stefano Scatena. 

“Viterbo sembra una di quelle vecchie zie che il giorno del compleanno ci si ricorda di lei e la casa si riempie di parenti festanti. Poi finita la festa rimane sola tutto l’anno a pisciarsi addosso sulla sedia a dondolo”. Un paio di frasi comparse sui social subito dopo la grande festa in onore della patrona viterbese Santa Rosa. A scriverli un professionista noto in città: Stefano Scatena. 

La sintesi di una lettura della realtà che sta spopolando in queste ore, raccogliendo centinaia di “mi piace” sul “diabolico” Facebook. Un pensiero efficace e sicuramente interessante che abbiamo deciso di rilanciare, nella speranza che possa servire a riflettere e innescare cambiamenti positivi sul territorio.

La città di Viterbo è infossata in una crisi che fa spavento. Ma non si tratta di una crisi economica, no. Essenzialmente è una crisi mentale, delle idee, della capacità di progettare, programmare. Di fatto la città è come immobile e tenuta lì, pronta a essere “spolpata” dai soliti noti o dai bene informati. Nelle stanze dei bottoni non c’è progettazione, se non di facciata. Non c’è voglia di sviluppo del territorio ma piuttosto lavorio per costruzione e mantenimento di rendite di posizione. 

E’ come se una minoranza, molto arguta, sia riuscita a mettere in scacco tutto e tutti. Coltivando a piene mani sfiducia, voglia di andarsene, menefreghismo. Tutto questo si traduce in una città sporca, abbandonata, depressa. In comportamenti davvero vergognosi, figli del degrado che aumenta e dell’assenza di una prospettiva di futuro. Degrado chiama degrado, come bellezza chiama bellezza. 

Poi un giorno all’anno tutti ci ricordiamo di Viterbo, proprio come della vecchia imbellettata e circondata di persone solo per il giorno del suo compleanno. Una riflessione amara, che però vale la pena fare. Magari qualcuno si sveglia dal torpore e capisce che questa città è anche sua.

aiac_banner_02
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
TdP_Inalazioni
Fune 300x300
Jeep_Compass_apex_300x300_200
aiac_banner_01
monastero interno
POST FB 02
Foto Fisioterapy Center
domenicale post
lafune_300 x 600
asvis 2
Masicar300x300-optimize
Onda