Viterbo città che non utilizza l'arte per ricordare i suoi "uomini simbolo", la proposta di una statua di bronzo per Nello Celestini
Foto statua bronzo
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Mettiamo questa idea sul tavolo nella speranza che un consigliere, di maggioranza o di opposizione, possa farla propria.

VITERBO – Non c’è una statua che sia stata realizzata negli ultimi venti anni nel capoluogo della Tuscia per ricordare i suoi “uomini simbolo” e abbellire la città dandole un’identità. L’ultimo “utilizzo” dell’arte in questa direzione risale al 2000, anno in cui viene inaugurata la statua in bronzo di piazza della Repubblica. Si tratta dell’omaggio a Santa Rosa e ai Facchini del maestro Alessio Paternesi. Tra l’altro, in quell’occasione trascorsero ben sei anni dall’idea alla realizzazione. Poi il nulla.

Da tempo è nata l’idea di dedicare una via o una piazza a uno degli uomini chiave della storia del Sodalizio e del Trasporto: Nello Celestini. L’amministrazione Frontini ha deciso di compiere il passo e intitolare al padre del Sodalizio la ex chiesa degli Almadiani. Un gesto importante, che condividiamo e apprezziamo. Ma vogliamo andare oltre.

Per ricordare Nello, fondatore e padre del Sodalizio dei Facchini, chiediamo una statua di bronzo da collocare nel centro storico di Viterbo, a questo punto proprio nei pressi degli Almadiani, da dove potrebbe ammirare il Trasporto negli anni (che ci auguriamo arriveranno) dell’allungo su via Marconi.

Mettiamo questa idea sul tavolo nella speranza che un consigliere, di maggioranza o di opposizione, possa farla propria e portare la discussione in merito all’interno della sala d’Ercole, così da dare a Viterbo un nuovo monumento simbolo utile a esaltarne la storia e a rendere più bella la città. Con l’augurio che possa essere aperta, con la realizzazione di questa importante statua di bronzo, una nuova fase per una città che si “racconta” come di arte e di cultura ma che sembra non conoscere come utilizzare né l’una né l’altra per crescere e migliorare.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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