

IL CORNER DEL PROFESSORE – Perché a Siena sono tutti orgogliosi e noi viterbesi siamo bellicosi l’un con l’altro? Forse perché la Toscana e ricca? Non solo, c’è qualcosa di più sottile: manca una direzione. Sarebbe bello poter lavorare tutti allo stesso obiettivo. Diventerebbe cameratismo e condivisioni di intenti. Di sicuro percepiamo molte sfide sul nostro orizzonte. Molti hanno opinioni per la soluzione dei problemi della Vetus Urbs: Capitale della Cultura Europea, Nomadi digitali, Film Commission, Centro Culturale al vecchio Ospedale, Museo delle Macchine di Santa Rosa, Supermercati Culturali e Cioccolatini sono solo alcune delle tante proposte per la rinascita di Viterbo.
Tutti hanno un’idea. Tutti pensano di avere la soluzione. A volte avveniristiche altre che guardano altrove, tutte che restano sempre e solo idee. Non è colpa solo nostra, me compreso: una persona da sola non può fare molto e una variabile importante è la volatilità politica il cui orizzonte temporale è limitato e quindi con un nuovo schieramento nuove proposte e nuove idee e si ri-inizia a proporre.… un pò tutti lo facciamo. Da una parte questo manifesta passione ed attaccamento alle nostre radici. Bene. Sia chiaro abbiamo ragione tutti in percentuale ma un pò di sano pragmatismo aiuterebbe. Certo si parla tanto e si fa poco, perché di sicuro qualcosa bisogna fare. Cosa?
Analisi dell’esistente
Cosa funziona a Viterbo? Di cosa siamo orgogliosi? Della Macchina di Santa Rosa e di San Pellegrino in Fiore. Portano enorme attenzione mediatica, turistica e di ritorno economico per la città ed esaltano le emozioni dei residenti. Non a caso entrambi i grandi appuntamenti della città fondano le radici su quanto c’è di più strutturale nella Vetus Urbs: il Medioevo; esaltano la tradizione di fede antica o le pietre del centro storico che esistono da secoli. Perfetto, questa è la strada. Orgoglio culturale innato e istintivo, su cui costruire senza creare dubbi intellettuali.
Di recente è cresciuta l’importanza del Natale, sia per il Christmas Village che per l’attenzione dell’amministrazione che nel 2025 ha centrato perfettamente il colpo creando scenari bellissimi. Il regno di Babbo Natale di Cura di Vetralla è un enorme successo. Il natale ha 2000 anni. Cosa hanno in comune? Non sono novità, basta valorizzazione l’esistente. Servono consapevolezza, identità e pianificazione. Perché? Spesso, a un osservatore esterno, sembriamo tutti una gallina a cui hanno tagliato la testa che continua a correre ovunque senza direzione: le tante-troppe proposte diverse, senza capo.
Consapevolezza è il primo grande problema. Spendere infinite energie mentali, psicologiche e politiche per inventarsi qualcosa che rompa gli schemi o rompa col passato credo sia una perdita di tempo. Anzi un errore. Chi non ha nulla valorizza benissimo quel poco che trova e noi che abbiamo troppo continuiamo a cercare nuove idee. Cosa c’è di sbagliato nel continuare con i successi e valorizzare l’esistente? Possiamo almeno tentare? Chiunque arrivi a Viterbo resterebbe estasiato se solo fossimo più organizzati: decoro, pulizia e servizi.
Abbiamo mura secolari, le valorizziamo? Ops, qualcuno ha pensato di farlo e sono un enorme successo. Qualcuno critica ma lasciamoli fare, poco importa. Gli eventi vanno bene per attirare l’attenzione ma serve bellezza e presentazione di quello che abbiamo. Perché non viene in mente a nessuno di valorizzare Pianoscarano, una componente medievale importante e bella della città? Troppo facile? Allungherebbe la passeggiata in centro e le potenzialità turistiche. Tra l’altro lì c’è una comunità coesa. Grandi tradizioni: Mozzarella, cibo, la colazioni di pasqua e il palio delle botti. Se volessero, Pianoscarano in Fiore sarebbe un enorme successo. Qualche progetto prevede di investire centinaia di miglia di euro su Pianoscarano? Decine di migliaia? Qualche euro? Perché spariamo in alto e senza vera possibilità anziché provare soluzioni facili e fattibili? Oltre Pianoscarano ci sono altre bellissime realtà senza cercare “impossibilità” sia economiche che di fattibilità.
Identità: siamo quello che siamo, medievali, affascinanti, ricchi di tradizioni e un pochino contraddittori. Molto difficile metterci d’accordo. Tantomeno alle novità. Nessuna delle proposte in alto farà mai la differenza perché non fa i conti con chi siamo. È molto difficile far funzionare all’unisono tutti per spingere in una direzione. Ovviamente questo è tipico di società antiche, stratificate e ricche di opinioni. Eppure siamo tutti di un sentimento il 3 settembre e tutti, ma proprio tutti, facciamo almeno un passaggio a San Pellegrino in fiore. Se già presente nel nostro dna va bene e siamo pronti a un piccolo sforzo. Diventa facile trovare energie, anche finanziarie, per promuoverlo. Partiamo da quello che esiste. Funziona. Siamo viterbesi, è impossibile mettere tutti d’accordo su qualcosa del quale non lo siamo già. Partiamo dalle cose facili e condivise. Pianificazione? Prima consapevolezza sulla nostra identità poi proviamo a guardare avanti valorizzando quanto già abbiamo.


















