Viterbo che fu\ Dio ce lìbbere dal gran gelo dil mese de febbràro
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Il proverbio vuole avvertire che se il mese di gennaio sarà soleggiato, quasi primaverile, potrebbe seguire un febbraio molto freddo

“Lo Stròlico”

Dio ce lìbbere da la primavera dil mese de ginnàro e dal gran gelo dil mese de febbràro.

Il proverbio vuole avvertire che se il mese di gennaio sarà soleggiato, quasi primaverile, potrebbe seguire un febbraio molto freddo. Certo, non è proprio il caso di questo gennaio 2017 ma l’insolito caldo ad inizio anno potrebbe far germogliare prematuramente semi e piante da frutto, che rischiano di rimanere bruciati dalle gelate dei mesi successivi. Malgrado il tempo asciutto e soleggiato di questo periodo, gli ultimi tre giorni di gennaio nella cultura popolare viterbese (ed in quella di altre regioni) vengono detti “i giorni della merla”; in riferimento ad una leggenda che ha come protagonista una merla che si rifugiò in un camino per ripararsi dal forte freddo di questo mese. Credendo poi di aver superato il periodo più rigido, uscì e si rivolse al Cielo dicendo: “Più non ti curo Domine, che uscita son dal verno!”. Gennaio, che un tempo aveva 28 giorni, per punire la superbia dell’uccello, ne chiese in prestito tre a febbraio e li rese ancora più freddi di quelli già trascorsi. Si racconta pure che la merla, il cui colore delle penne era bianco, per questo suo comportamento se le ritrovò tutte nere.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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