Viterbo che fu
Il proverbio consiglia di essere prudenti perché malgrado il clima primaverile, sottolineato dalla fioritura di alcune piante anche in anticipo, il freddo può farsi ancora sentire.

Cannelòra cannelòra dall'inverno semo fòra ma si piove e tira vento dall'inverno semo drento, arespóse 'na vecchiaccia: "Faccia o nun faccia c'adè l'inverno finènt'a Pasqua!", arespóse 'l vecchio Saturno: "C'adè l'inverno finènte giugno, pòe si tira 'n ventarèllo quaranta giorne dill'inferno!".

Il proverbio vuole avvertire che se il mese di gennaio sarà soleggiato, quasi primaverile, potrebbe seguire un febbraio molto freddo

La cultura contadina e popolare ha da sempre adottato come termine di paragone, per valutare l'allungarsi o l'accorciarsi del giorno, l'andatura lenta o veloce di alcuni animali del mondo rurale

Torna "La Voce de Meco de Mescùja" di Gianluca Braconcini, che spiega questa frase. Annàmo (Ce vènghe) fòr de pòrta Fàulle a magna' le caccavèlle a quattr'a quattro?

Ecco una vecchia filastrocca popolare viterbese che veniva recitata "ma le fìje ciùche" in occasione della festa della Befana: "La Befana liscia liscia, scégne giù e fa la piscia e s' abbàgna la sottàna, viva viva la Befana".

Gianluca Braconcini ci parla dell'inverno e del proverbio sul maiale "invernale".

Chi questo "Stròlico": Guarda ògge chi tempo fa, tutto l’anno cuntinuarà? Ve lo spiega Gianluca Braconcini

Oltre al panettone, pandoro e torroni di varia "foggia", a produzione industriale, ci sono prodotti tipici di ogni città e regione, quelli fatti in casa, il cui profumo rievoca in modo intenso e piacevole il ricordo del Natale "de quanno s' adèra ciùche". Nella tradizione viterbese troviamo il Pangiallo, la cui origine risale addirittura alla Roma Imperiale

Secondo alcuni studiosi la sua costruzione sarebbe legata al matrimonio combinato tra Pier Luigi Farnese (primogenito del cardinale Alessandro e primo duca di Castro) e Gerolama Orsini dei conti di Pitigliano

Viterbo che fu
















