Lo Strolico del mese: "Si c'hàe 'n cioccàccio, méttolo là pe' marzo"
vento
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Il proverbio consiglia di essere prudenti perché malgrado il clima primaverile, sottolineato dalla fioritura di alcune piante anche in anticipo, il freddo può farsi ancora sentire.

Si c’hàe ‘n cioccàccio, méttolo là pe’marzo. “Lo Stròlico di Marzo di Gianluca Braconcini.

Il proverbio consiglia di essere prudenti perché malgrado il clima primaverile, sottolineato dalla fioritura di alcune piante anche in anticipo, il freddo può farsi ancora sentire. Nella tradizione rurale viterbese il 9 marzo, festa dei Quaranta martiri, era la data utilizzata dai contadini per la previsione meteorologica per tutto marzo. Dopo aver aspettato sia l’andamento dei cosiddetti vènte (venti) de marzo che iniziano intorno al 3 e portano gradualmente il cambiamento di stagione, sia tenendo conto della fase lunare legata a quei giorni dàvono ‘na scanajàta su e tiravano le somme per tutto il mese. 

Tratto da Si ‘l cuntadino fusse ‘nduìno di Gianluca Braconcini.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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