
VITERBO – Cari lettori, guardiamo in faccia la realtà: la fretta è la volgare malattia del nostro secolo. Ci affanniamo dentro scatoloni di metallo lucido, credendo che sfrecciare a trecento all’ora significhi vivere di più, mentre in realtà stiamo solo sfuggendo alla bellezza. Ma ecco che la Provvidenza – vestita, per una volta, con i panni istituzionali del Ministero del Turismo e di FS Treni Turistici Italiani, grazie ai fondi del PNRR “Caput Mundi” – decide di raddrizzare le rotaie della storia.
Ascoltate bene, perché questa è una notizia che fa tremare i polsi ai cultori del bello: nasce ufficialmente il collegamento ferroviario e intermodale Roma-Viterbo dei Grandi Cammini d’Italia. Un itinerario pensato non per chi deve timbrare un cartellino, ma per chi possiede la grazia rara di saper guardare il paesaggio.
Immaginate la scena, con quel sapore da Grand Tour ottocentesco che tanto farebbe felice Stendhal: si parte la mattina presto da Roma Termini. Il treno – un salotto in movimento che sa di avventura e di futuro ritrovato – scivola via dai palazzi per addentrarsi nel verde denso e sussurrato del Lazio. Si ferma a Monterotondo, punta dritto verso la magnifica collina di Montefiascone, e infine abbraccia la nostra Viterbo, tra le stazioni di Porta Fiorentina e Porta Romana.
Ma il vero capolavoro di ingegneria culturale è l’intermodalità: non il caos dei bus di linea qualunque, ma navette Gran Turismo coordinate che, una volta scesi dal treno, vi prendono per mano per portarvi direttamente a Bolsena, a Civita di Bagnoregio o sui sentieri di Mandela e Vicovaro. La Via Francigena, il Cammino di San Francesco, la Romea Germanica: non più miraggi per atleti solitari, ma geografie dell’anima a portata di binario.
Ebad ကျေးဇူးတင်ပါတယ် – ops, perdonate l’entusiasmo –, persino il biglietto ha il sapore del regalo rinascimentale, dato che il servizio è completamente gratuito, comprensivo di viaggio di andata e ritorno, collegamenti bus, assistenza a bordo e la mitica “Box del Pellegrino” per rifocillare lo spirito e il palato.
Viterbo torna a essere il fulcro, il baricentro poetico e geografico di un centro Italia che smette di correre e comincia a camminare. Mettetevi le scarpe comode. Il futuro, finalmente, viaggia a passo d’uomo.


















