Viterbo, a un anno dalle urne il grande dilemma del centrosinistra: l'occasione d'oro e la paura di vincere
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Mancano dodici mesi. Il tempo scorre in fretta. Resta da capire se il centrosinistra deciderà di scendere in campo per vincere la partita o se preferirà guardare la nave salpare da riva. Affidarsi a un colpo di "C" (Corazza, sull'esempio di Civita Castellana) difficilmente funzionerà in un capoluogo. 

EDITORIALE — A dodici mesi esatti dalla chiamata alle urne, c’è una domanda che rimbalza tra i vicoli del centro storico, si sussurra nei bar di periferia e aleggia nei corridoi della politica viterbese con la forza di un macigno: cosa vuole fare, esattamente, il centrosinistra?

Già, perché a guardare la scacchiera attuale dello scenario cittadino, lo capirebbe persino un bambino. I pianeti, per la prima volta dopo tempo, sembrano essersi allineati in modo tale da far tornare d’attualità i vecchi sogni di gloria: quelli legati alla possibilità concreta di “espugnare” il Palazzo d’Inverno. Ovvero quella roccaforte che oggi risponde alle insegne dei civici — civici, beninteso, ma fieramente e chiaramente di centrodestra — che occupano la plancia di comando della città.

Un centrodestra che, a meno di miracoli geopolitici o di inattese convergenze d’interessi sotto l’albero della santa alleanza, è destinato inevitabilmente a dividersi. Da una parte la truppa dei duri e puri, fedeli alle casacche tradizionali e ai simboli di partito; dall’altra l’anima legata a questa esperienza civica di governo. E la storia, vecchia maestra di vita e di politica, insegna la regola aurea del “tra i due litiganti…”.

Ecco perché interrogarsi sulle mosse future dell’area progressista non è un esercizio accademico, ma un atto di estrema sincerità politica. Anche perché, a Viterbo, la strada maestra per arrivare a dama e sbloccare la partita è già stata tracciata in passato: quella delle primarie. Funzionarono alla perfezione ai tempi di Leonardo Michelini, capaci di scaldare la piazza e di battere un centrodestra blindato e corazzato intorno a Giulio Marini (quello del celebre slogan “per cambiare non cambiare”).

Eppure, oggi, di primarie non si avverte neanche l’eco lontana. Anzi, si ha quasi l’impressione — paradossale ma tremendamente reale — che nel Partito Democratico e nell’universo del centrosinistra cittadino alberghi una sorta di timore recondito: la paura di vincere. Strano, ma nel laboratorio politico della Tuscia tutto è possibile.

Eppure lo spazio politico c’è tutto. L’occasione è di quelle che capitano una volta ogni tanto. Certo, per cogliere il frutto maturo bisognerebbe avere il coraggio di “pasturare” al centro, di allargare il perimetro, di uscire dai recinti ideologici e di parlare alla città reale, quella che non si riconosce negli steccati ma cerca competenza e visione.

Mancano dodici mesi. Il tempo scorre in fretta. Resta da capire se il centrosinistra deciderà di scendere in campo per vincere la partita o se preferirà guardare la nave salpare da riva. Affidarsi a un colpo di “C” (Corazza, sull’esempio di Civita Castellana) difficilmente funzionerà in un capoluogo.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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