Vita da disabile: i 20 disabili aspettano i contributi da un anno
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Gli Stati Generali La Fune
Un anno e due mesi per dare risposta a poco più di 20 disabili. La Regione Lazio continua nella propria opera di totale disinteresse nei confronti del disagio di poliomelitici e distrofici, iniziato nel maggio 2016 con il taglio, in concerto con l’Asl di Viterbo, dell’assegno terapeutico grazie al quale gli allora 26 (qualcuno nel frattempo purtroppo è deceduto), si erano potuti costruire una famiglia.

Un anno e due mesi per dare risposta a poco più di 20 disabili. La Regione Lazio continua nella propria opera di totale disinteresse nei confronti del disagio di poliomelitici e distrofici, iniziato nel maggio 2016 con il taglio, in concerto con l’Asl di Viterbo, dell’assegno terapeutico grazie al quale gli allora 26 (qualcuno nel frattempo purtroppo è deceduto), si erano potuti costruire una famiglia.

Al taglio dell’assegno, di netto senza se e senza ma, dopo mesi di manifestazioni e proteste, grazie anche all’intervento del consigliere regionale di Cuori Italiani Daniele Sabatini, la Regione aveva posto rimedio nell’agosto 2016 con l’istituzione di un fondo. Tralasciando le note e le specifiche burocratiche, il fondo doveva garantire alla tipologia di persone uscite da progetti di vita autonoma, un sostegno tramite i Comuni.

Nella tipologia ricadono i disabili dell’associazione Vita Autonoma, usciti da Villa Immacolata a partire dalla fine degli anni ’70. Da allora, dopo la decisione politica dell’agosto 2016, tra i vari passaggi burocratici è ormai passato un anno durante il quale nessuno ha dato una risposta ai circa 20 disabili al 100%. Molti di loro vivono situazioni di grave disagio e in questi mesi hanno dovuto rinunciare a cure e sostegni.

In questi giorni, tra l’altro, cade l’anniversario delle incaute dichiarazioni dell’assessore regionale Visini che aveva parlato in termini molto duri nei confronti delle rimostranze dei 26.

Ad oggi, un anno e due mesi dopo quella decisione di tagliare l’assegno e a 11 mesi dalla decisione politica di istituire il fondo, e al più recente interessamento del Comune capoluogo grazie all’intervento del consigliere comunale di Oltre Le Mura Paolo Simoni, nulla si muove. Ed è una vergogna.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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