Vita Autonoma: i 25 disabili riprendono a sperare in una soluzione
disabili
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La palla passerà ora ai Comuni, ai quali probabilmente i 25 disabili dovranno appellarsi. Disabili usciti da Villa Immacolata grazie a un programma di vita autonoma inaugurato negli anni 70 che ha fatto risparmiare montagne di soldi alle casse pubbliche.

Vita Autonoma inizia a sperare di trovare una soluzione al problema degli assegni terapeutici: la palla ora passerà ai distretti sanitari e quindi ai Comuni. Dopo la chiusura dell’anno tra le difficoltà e le emergenze che hanno continuato a sommarsi senza sosta in 7 mesi terribili nei quali Regione e Asl hanno smesso di erogare i sostegni con i25 disabili vivano da 30 anni, sembra aprirsi uno spiraglio per una soluzione definitiva. Ci vorrà ancora tempo, perché la politica con i deboli non è mai veloce come lo è con i forti, ma in questi giorni la situazione dovrebbe sbloccarsi.

e determine, i timbri e le firme per sbloccare i fondi trovati in estate dal Consiglio regionale durante l’approvazione del collegato al bilancio, grazie allo sforzo del consigliere di opposizione Daniele Sabatini che è riuscito a mettere tutti d’accordo, dovrebbero ormai essere questione di giorni. Lentezze burocratiche che sono costate tanto ai 25 disabili che però ora tornano a sperare in una soluzione. Celere.

La palla passerà ora ai Comuni, ai quali probabilmente i 25 disabili dovranno appellarsi. Disabili usciti da Villa Immacolata grazie a un programma di vita autonoma inaugurato negli anni 70 che ha fatto risparmiare montagne di soldi alle casse pubbliche.

Il fondo regionale creato in estate dal bilancio regionale è dedicato a persone che sono uscite da progetti simili a quello di Vita Autonoma. Un fondo ancora non attivato a causa delle lungaggini burocratiche. Lungaggini che stanno stremando i 25 disabili, che all’inizio di questa disavventura a maggio erano 26.

Gli Stati Generali La Fune
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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