Visto dalla Generazione Z - Parità di genere, perché siamo ancora qui a parlarne?
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Nel 2025 le donne sono ancora pagate meno, meno rappresentate nei posti di potere, più esposte alla violenza. No, non è un titolo di giornale di qualche decennio fa. È la realtà di oggi, una realtà che ci riguarda tutte.

VISTO DALLA GENERAZIONE Z – Il ruolo dei giovani nella società contemporanea è una matassa intricata di nodi, fatta di esperienze, contraddizioni e sfide quotidiane. Tra precarietà lavorativa, crisi climatica, instabilità sociale e pressioni esterne ci muoviamo in un contesto che cambia rapidamente, ma in cui spesso fatichiamo a trovare un posto. Siamo davvero la generazione del futuro o solo spettatori di un mondo che non ci appartiene?

PARITÀ DI GENERE: PERCHÉ SIAMO ANCORA QUI A PARLARNE?

Nel 2025 le donne sono ancora pagate meno, meno rappresentate nei posti di potere, più esposte alla violenza. No, non è un titolo di giornale di qualche decennio fa. È la realtà di oggi, una realtà che ci riguarda tutte. Nel mese di Marzo si celebra la Giornata Internazionale della Donna e quale migliore occasione per riflettere su quanto ancora resta da fare per raggiungere una reale parità di genere nella nostra società?

Se da un lato è vero che molti progressi sono stati fatti, è altrettanto innegabile che la strada verso un mondo equo è ancora lunga e accidentata. La disparità di genere, infatti, non è solo un problema del passato: è una realtà quotidiana che si manifesta in molteplici forme, dalla discriminazione nel mondo del lavoro alla violenza, dai diritti negati alle ingiustizie sistematiche. Perché dobbiamo ancora lottare per qualcosa che dovrebbe esserci garantito di diritto?

Disparità di trattamento e leadership femminile

Uno degli aspetti più evidenti della disparità di genere è il trattamento differenziato tra uomini e donne in ambito lavorativo e sociale. Queste ultime devono costantemente dimostrare di essere all’altezza, spesso più degli uomini, per ottenere le stesse opportunità. Ciò è particolarmente evidente nelle posizioni di leadership: nonostante il crescente numero di donne altamente qualificate, il cosiddetto “soffitto di cristallo” continua a limitare le loro possibilità di avanzamento professionale.

Secondo il Global Gender Gap Report 2024, solo il 28% delle posizioni manageriali a livello mondiale è occupato da donne e le figure femminili nei ruoli decisionali restano una minoranza. Il problema non è la mancanza di competenze, ma una cultura aziendale che fatica a
riconoscere il valore della leadership femminile, intrappolata in stereotipi secondo cui l’autorevolezza debba essere una prerogativa maschile. Nonostante le abilità, i titoli di studio, l’esperienza, le donne continuano a guadagnare meno degli uomini. E no, non è perché “scelgono”
lavori meno pagati: anche a parità di ruolo e responsabilità gli stipendi raccontano un’altra storia. Si tratta di uno scarto che, sommato nell’arco di un’intera carriera, è alla base di un’enorme ingiustizia economica.

La violenza di genere

Purtroppo il problema non si limita soltanto al mondo del lavoro, ma ha conseguenze drammatiche anche sulla sicurezza e sull’incolumità delle donne. La violenza di genere è un fenomeno globale, con dati allarmanti che riguardano molestie, aggressioni fisiche e femminicidi. È inaccettabile nel 2025 dover ancora temere di camminare da sole per strada, di prendere i mezzi pubblici o rifiutare un’avance per paura di ritorsioni. Viaggiare da sole di notte, essere vittime di molestie o subire abusi verbali e fisici è una realtà con cui troppe donne convivono quotidianamente.

Quante di noi hanno preferito strade ben illuminate mentre tornavano a casa di sera? Quante hanno evitato di salire su un autobus troppo affollato o troppo vuoto? E non parliamo di casi isolati ma di una cultura che minimizza, che colpevolizza le vittime, che trova sempre una scusa per giustificare l’ingiustificabile.

Nel 2024 in Italia sono stati registrati 113 femminicidi, la maggior parte dei quali commessi da familiari o partner delle vittime. Questo dato allarmante sottolinea la necessità di interventi efficaci per prevenire e contrastare la violenza di genere. Nonostante l’approvazione di
leggi più severe, come il recente disegno di legge che introduce la definizione legale di “femminicidio” nel codice penale italiano, è fondamentale promuovere un cambiamento culturale che elimini le radici profonde di questa violenza.

Diritti negati e la società del futuro

Malgrado le battaglie portate avanti nei decenni ci sono ancora tante donne che vedono i propri diritti negati, e in molti paesi le restrizioni sono ancora pesanti: divieti di studiare, leggi che limitano l’autodeterminazione, divari salariali e un sistema che spesso non tutela chi denuncia abusi e discriminazioni. Dalla salute riproduttiva all’accesso all’istruzione, dalle opportunità lavorative alle libertà personali, continuiamo a dover lottare per qualcosa che dovrebbe spettarci di diritto.

Non possiamo accettare che nel 2024 le donne debbano ancora giustificare la loro presenza in certi ambienti, combattere per essere ascoltate, subire violenze e discriminazioni. La lotta per la parità non è un favore che qualcuno ci concede: è un diritto inalienabile che dovrebbe essere riconosciuto e garantito. Siamo la generazione della rivoluzione digitale, dei diritti civili, dell’inclusività.

Eppure, siamo ancora qui, a dover gridare che essere donna non significa valere di meno. Abbiamo la responsabilità di non abbassare la guardia, di continuare a pretendere un cambiamento concreto e di educare alla parità, affinché il futuro non sia una ripetizione delle ingiustizie del passato e del presente in cui viviamo. Le nostre madri hanno lottato, le nostre nonne prima di loro. E noi?

Dobbiamo continuare questa battaglia tenendo bene a mente una domanda: è davvero questo il mondo che intendiamo lasciare alle nostre figlie? Non vogliamo più essere considerate coraggiose per aver preteso rispetto, vogliamo che sia la norma. Siate affamati, siate folli.

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Gli Stati Generali La Fune
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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