Virgilio, un E-stravagante
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800 Confartigianato
Premessa: Se mi domandi chi è Virgilio? Rispondo: chiunque. Per un giovane può essere il padre o il nonno, persone cariche di esperienza e saggezza e, talvolta, anche di tendenza a rompere i coglioni.

di Anonimo

Premessa: Se mi domandi chi è Virgilio? Rispondo: chiunque. Per un giovane può essere il padre o il nonno, persone cariche di esperienza e saggezza e, talvolta, anche di tendenza a rompere i coglioni.

Per me è l’amico che mi esamina e mi critica con intelligenza ma senza rompere.

Però è anche una parte di me che sta nel subcosciente, è un mio alter ego, un avatar che rompe non i coglioni ma la crosta delle abitudini, delle frasi fatte, delle ideologie che cristallizzano il conformismo della buona e della cattiva educazione.

Se mi domandi: perché quel nome? Rispondo: dato che mi piace mostrarmi modicamente acculturato, m’è parso elegante e significativo il riferimento al Virgilio che accompagna Dante nell’Inferno immaginario del 1300. Lui, il mio Virgilio, mi accompagna nel piccolo inferno della vita quotidiana, che poi non è proprio un inferno, ma una sua caotica e umana parodia.

Se mi domandi: com’è Virgilio? Uffa, quante domande! Rispondo, ma è l’ultima domanda che accetto: è stravagante, anzi e-stravagante, oppure extra-vagante nel senso etimologico: è originale, provocatorio e imprevedibile, è fuori dagli schemi. Come si può costatare leggendo quel che segue.

Virgilio quando torna a casa dopo aver fatto una passeggiata salutare (che sia salutare lo dice lui) porta sempre qualcosa per la sua collezione: un sassolino, una foglia, una spiga secca di ravizzone, un chiodo rugginoso di quelli antichi con il gambo quadrato … Roba che ha trovato casualmente e mette in un suo scaffale che è un incrocio darwiniano tra un museo e una discarica.

Gli chiedo perché, a che scopo, e che senso hanno quelle cose.

Mi risponde che hanno molto più senso dei soprammobili di cristallo, degli angioletti e animaletti di ceramica, delle stampe anastatiche, dei cocci finto-etruschi, dei libri rilegati in similpelle, delle riviste patinate.

Touché! Ce l’ho questa roba, ma è tutta roba che rende chic la casa, dico io, e replico che non può essere come dice lui, perché quelle cose preziose sono il prodotto della creatività dell’uomo.

Ribatte che questo è da dimostrare perché più che di creatività si tratta di design industriale; e conclude sentenziando che tra le sue e le mie cose una differenza c’è di sicuro ed è verificabile con gli scontrini fiscali: costoso non vale prezioso.

Virgilio vede un geco che vaga sulla parete. È un animaletto ancora giovane, gelatinoso, inesperto. Corre a prendere un paio di fogli di carta da cucina, cattura il geco, lo spiaccica e butta il tutto nel bidoncino dell’umido.

Perché l’hai fatto, gli chiedo, poverino che male ti faceva? Potevi catturarlo delicatamente e liberarlo fuori.

Perché fa schifo, ribatte, e spiega che ha agito secondo un giusto istinto naturale, contro il buonismo animalista, perché la natura esige che il forte vinca e il debole perda. E mi mette in difficoltà chiedendomi: perché tu tempo fa hai distrutto con l’insetticida una colonia di formiche che migravano dal cortile verso la porta di casa?

Replico: ma quella era una migrazione ed è giustificato contrastarla. Finché le formiche se ne stanno in cortile, bene! Pazienza se scavano e danno un po’ di fastidio. Anzi, quando sgrullo la tovaglia faccio in modo che le briciole cadano vicino al loro nido; le aiuto a casa loro ma non le voglio a casa mia.

Virgilio scuote la testa: non sembra persuaso. Sta pensando al Mediterraneo?

Virgilio è un nostalgico e afferma che si viveva meglio una volta quando la bicicletta e il carrettino a mano erano il massimo della tecnologia. La sua opinione non mi convince, ma la rispetto perché io quell’epoca non la conosco perché non l’ho vissuta, e veramente non l’ha vissuta nemmeno lui. Ma dice che gliene ha parlato la nonna materna che era nata nell’800 ed era analfabeta ma molto saggia e un po’ maga. Infatti, quando vide le prime automobili, profetizzò che avrebbero rovinato le città e avvelenato l’aria. Che Cassandra ‘sta nonna!

Dato che siamo in atmosfera carnevalesca, Virgilio ha voluto cucinare un’antica ricetta tramandata proprio dalla nonna: le fregnacce, pastelle sottili di acqua e farina, cotte nella padella di ferro unta con lo strutto.

Domenica mattina s’è messo al lavoro. Ha fatto una puzza insopportabile tanto che la famiglia ha deciso di pranzare da McDonald’s, poi andare al Centro commerciale e restarci per tutto il pomeriggio.

Però la sera Virgilio ha fatto trovare le fregnacce arrotolate e farcite col pepe e il pecorino, da prendere con le mani e mordere alla maniera rustica. Buonissime! Qualcuna nascondeva un baffo di stoppa, e chi lo trovava ci restava male, ma gli altri si divertivano a vedere il malcapitato con la fregnaccia tra i denti che non si strappava.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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