Violenza Sottile, riflessioni amare e la speranza di un murales
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Ci serve un murale enorme con l’opera vincitrice che sia di fronte agli occhi di tutti. Serve che tutte le scuole della provincia di Viterbo vadano almeno un giorno in gita al murale e che se lo ritrovino di fronte agli occhi crescendo. Possiamo di sicuro educare una generazione. Mi aiutate? Cerco Sponsor..

VITERBO – Viterbo e la provincia, sembrano sonnolenti e pigre. Le stagioni passano tranquille con sagre e feste tradizionali. Ogni anno il calendario è prevedibile e ripetuto. Tutti a Viterbo aspettano Santa Rosa, poi il Natale e ovviamente San Pellegrino in Fiore. In provincia i nomi degli eventi  sono diversi ma la normalità è di casa. L’agricoltura è l’attività più diffusa e si vive degustando i prodotti di madre natura. In fondo siamo semplici e abitudinari. Ci si conosce tutti. Una grande comunità dove prendere il caffè con una amico è fatto quotidiano e sappiamo di poter contare sugli affetti sicuri, che siano famiglia o amici fraterni. Forse la descrizione di qualsiasi provincia italiana.

Eppure la cronaca è squarciata da femminicidi, violenze di genere e abusi gravi. Sembra impossibile sovrapporre le due realtà. Noi, italiani, il popolo che ha portato il bello nel mondo col rinascimento, i padri culturali di Leonardo da Vinci e di Michelangelo, i padri scientifici di Galileo Galilei e di Enrico Fermi, noi, che da sempre siamo un faro per un pianeta che cerca il bello, il buono e il fascino, noi, conviviamo con una sottocultura che non riesce ad avvicinarsi alla sostanziale parità dei sessi e le cui espressioni peggiori diventano fatti di cronaca nera terribili.

Negli ultimi mesi, Tuscia in Fiore ETS, di cui sono il presidente, ha organizzato la mostra-premio internazionale delle arti dedicata alla “Violenza sottile”. Grande attenzione, addirittura opere da 4 continenti, e coinvolgimento di una enorme rete locale. Sembra la mostra abbia toccato un nervo scoperto. Di sicuro non sono la persona giusta per parlare del sottobosco culturale le cui espressioni peggiori sono i sopracitati atti immondi di violenza. Forse il mio amico, il sociologo Francesco Mattioli, o qualche illuminato, ci può spiegare questi aspetti duplici della nostra cultura.

Ma come è possibile che il centro anti Violenza Penelope, guidato da Marta Nori, debba prendere in carico funzionarie statali perché debbono fuggire dal marito. Da una fascia così alta della borghesia ci si dovrebbe aspettare ben altro. Neanche tanto lontano, ad Anguillara, l’ingegnera e funzionaria delle Poste di 41 anni, Federica Torzullo, mamma di un bambino di 10 anni, è stata uccisa lo scorso gennaio con 23 coltellate dal marito Claudio Carlomagno, dal quale la donna si voleva separare. Che mondo abbiamo creato?

Due riflessioni. La prima: mi sento in colpa. Ho ormai quasi finito l’età delle decisioni e lascio a mia figlia un mondo in cui deve aver paura. Fra poco non sarò più in grado di contribuire ed ho poche speranze di fare qualcosa di buono nel tempo restato. La seconda: tutte le psicologhe hanno insegnato a me e alle tante classi di ragazzi e ragazzi delle medie che sono venute alla mostra a stare attenti alle parole, ai rapporti basati sulle disparità e non accettare abusi, anche se piccoli. Serve pensare sempre prima di agire. Ci raccontano che il tempo che passa dal primo abuso alla denuncia è in media 5 anni. I casi di violenza in un decennio sono più di mille.

La provincia, il comune, anche l’università UNITUS, si muniscono di consigliera per le pari opportunità, finanziano centri di presa in carica e creano tavoli permanenti per combattere gli aspetti estremi. Solo l’associazione Kyanos è gestore del Centro Antiviolenza Penelope istituzionale del Comune di Viterbo, della Casa Rifugio Fenice e degli sportelli antiviolenza dei Comuni di Orte e Montefiascone.

L’associazione Erinna fa altrettanto. Mi sembra una epidemia dilagante. Ci serve una rivoluzione culturale. Non sono all’altezza neanche di sognare una soluzione ma credo che dobbiamo tener la guardia alta tutti i giorni. Credo le molte associazioni si dedicano ed aiutano quando serve. Però abbiamo bisogno di un simbolo, di un messaggio, di una immagine che ci ricordi sempre del problema e della nostra assuefazione. Dobbiamo aggiustare la cultura. Repetita iuvant. Ci serve un murale enorme con l’opera vincitrice che sia di fronte agli occhi di tutti. Serve che tutte le scuole della provincia di Viterbo vadano almeno un giorno in gita al murale e che se lo ritrovino di fronte agli occhi crescendo. Possiamo di sicuro educare una generazione. Mi aiutate? Cerco Sponsor..

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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