
EDITORIALE – Un villaggio di Natale a Sutri, uno (forse) a Viterbo. Anzi sicuramente, anche se a fine settembre ancora non se ne sa nulla. Segno di un capoluogo senza programmazione e troppo impegnato a guardarsi l’ombellico, governi chi governi.
Arriveremo a novembre con almeno due Christmas Village a distanza di trenta chilometri l’uno dall’altro. Nei luoghi del pensiero cittadino c’è chi parla di una concorrenza tra loro, del rischio che l’uno danneggi l’altro. Un ragionamento infondato e figlio di una mentalità ferma all’era del premarketing, quella del campanile e delle mura da difendere.
Eppure un pensiero frequentato e gettonato, che ci spinge a questa riflessione aperta con i nostri lettori. Nella speranza di porre qualche dubbio in più sul tema e quindi aprire ragionamenti meno superficiali e più attrezzati dal punto di vista della consapevolezza delle cose che si muovo sul mercato.
Un villaggio a Viterbo e uno a Sutri sono una buona cosa. Dalla prospettiva dei flussi interni alla provincia siamo pronti a scommettere che chi visiterà il primo ripeterà l’operazione sul secondo. Sul fronte dei turisti siamo convinti che la presenza di due villaggi nell’arco di trenta chilometri possa invogliare la permanenza di almeno una notte. Un solo viaggio per due esperienze natalizie.
Proseguendo questa riflessione auspichiamo la nascita sul territorio di Tuscia di altri villaggi natalizi. Operazione che renderebbe il nostro territorio attraente per il turismo del Natale. Un turismo propenso a dormire qualche notte fuori, praticamente oro.
L’augurio è che i comuni della Tuscia aprano un ragionamento su questo e che magari costruiscano anche momenti di condivisione per generare un’offerta variegata e non ripetitiva, selezionando magari la qualità. Una rete dei villaggi di Natale su base provinciale siamo convinti funzionerebbe molto. Se governata bene, naturalmente, altrimenti sarebbe solo una corda buona per impiccare i bilanci.


















