

TARQUINIA – Scendere in profondità, in archeologia, significa viaggiare a ritroso nel tempo. E a Tarquinia, nell’area archeologica di Gravisca, il viaggio sta regalando pagine di storia del tutto inedite, tra la complessa stratificazione della fase romana e le sorprese monumentali di quella etrusca.
Le attività di ricerca, tutela e documentazione portate avanti dalla Soprintendenza con il supporto operativo di Eos Arc srl stanno allargando i confini dell’indagine, spingendosi a livelli di profondità considerevoli rispetto all’attuale piano di campagna.
Dalla colonia romana alle tracce etrusche
Le fasi superiori, legate all’età romana, continuano a restituire dati preziosi per ricostruire la parabola di questo settore strategico della città, dalla fondazione della colonia fino alla tarda antichità. Sotto i riflettori c’è un mosaico urbano estremamente articolato: nel corso dei secoli, in questo spazio si sono succedute e sovrapposte strutture produttive, aree abitative e persino spazi sepolcrali, offrendo un quadro dettagliato delle trasformazioni dell’insediamento.
Ma è scavando sotto la Gravisca romana che il passato comincia a svelare i suoi strati più antichi. Nelle scorse settimane le ruspe della storia hanno raggiunto livelli di piena età etrusca: sono venute alla luce murature in ciottoli — probabilmente pertinenti ad edifici con alzati in materiali deperibili —, grandi strutture idriche per la raccolta e l’immagazzinamento dell’acqua e impianti produttivi, tra cui diverse fornaci.
La scoperta degli ultimi giorni: massicci blocchi di macco
La vera sorpresa, tuttavia, è emersa proprio negli ultimi giorni. A una notevole profondità, completamente nascoste e obliterate dalle successive fasi costruttive romane, sono affiorate strutture realizzate con grandi blocchi di macco, alcuni di imponenti dimensioni.
Per ora gli archeologi mantengono la massima cautela: è troppo presto per definire con esattezza la funzione di questo nuovo rinvenimento. Ciononostante, la tecnica costruttiva impiegata, le dimensioni dei blocchi e la giacitura stratigrafica rendono la scoperta di eccezionale rilevanza. Gli studiosi ipotizzano di trovarsi di fronte alle fondazioni o al basamento di un edificio monumentale o di grande importanza pubblica.
Saranno le fasi finali dello scavo e i prossimi approfondimenti tecnici a chiarire l’estensione, la cronologia e la destinazione d’uso di queste strutture misteriose. Nel frattempo, Gravisca continua a confermarsi un cantiere a cielo aperto inesauribile: sopra si leggono le metamorfosi della città romana, più in basso riaffiora lentamente la memoria della civiltà etrusca. Per raccontare questo straordinario spaccato di storia, non resta che fare una sola cosa: andare sempre più giù.






















