Via Bellavista, danneggiamenti alla proprietà privata – I vandali padroni di un quartiere
particolare
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VITERBO – Ignoti (o meglio i soliti ignoti) hanno danneggiato un portone storico appena restaurato. I proprietari: “Abbandonati dalle istituzioni. Ci domandiamo se vale ancora la pena investire a Viterbo”.

VITERBO – Via Bellavista sempre più abbandonata a sé stessa. E quando un luogo viene abbandonato al degrado e al l’incuria, con le istituzioni lontane anni luce dai residenti, è tristemente noto che quel luogo diventa ritrovo di bivacco di ubriachi, criminali e vandali.

Oggi ci occupiamo di questa ultima categoria: i vandali. Perché in Via Bellavista qualche genio che non sapeva come passare il proprio tempo  (e che passa le sue giornate appollaiato sulle scale di un noto palazzo, fatiscente di proprietà di una fondazione romana, a farsi le canne) ha pensato bene di sfregiare, con una chiave o un coltello un antico portone appena restaurato.

Abbiamo raggiunto telefonicamente i proprietari dell’immobile che ci hanno rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Siamo arrabbiati e delusi. Arrabbiati per il danno subito. Delusi perché ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni. In questi vicoli non si vede un poliziotto o un carabiniere nemmeno a pagarlo oro. Perché non passano a piedi per i vicoli di San Faustino? Sai quante ne vedrebbero? Perché il Comune non mette anche qui le telecamere?” – E concludono – “Ci domandiamo se vale ancora la pena investire a Viterbo”.

Come dargli torto? Chissà se il nuovo questore prenderà in carico le numerose segnalazioni che vengono dai residenti della zona e deciderà di organizzare delle ronde che girano a piedi, sia per garantire la sicurezza dei cittadini che per prevenire fenomeni di vandalismo e micro-criminalità? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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