
VITERBO – Centro storico, a Treviso preparano un’ordinanza anti degrado. Entrerà in vigore da settembre e detterà l’obbligo per i proprietari di locali sfitti nel centro storico di pulire le vetrine e tenerle illuminate tutti i giorni dalle 17 alle 23.
Il sindaco Mario Conte ha spiegato così il provvedimento: “Vogliamo accompagnare i proprietari degli immobili in un percorso di rilancio dei propri spazi commerciali attraverso progetti che li spingono verso i temporary shop o a ospitare eventi artistici”.
Il provvedimento infatti, oltre a contrastare il degrado, prevede facilitazioni burocratiche per esporre arte anche nei negozi sfitti, creando così delle opportunità. “Con l’assessore Vettoretti stiamo affrontando il tema delle vetrine e dei negozi sfitti, perché da una parte chiediamo decoro, quindi pulizia della vetrina e illuminazione perché non ci siano coni d’ombra nella nostra città e luoghi di degrado e dall’altra vogliamo anche accompagnare i proprietari degli immobili in un percorso di rilancio dei propri spazi commerciali attraverso progetti che li spingono verso i temporary shop piuttosto che l’esposizione temporanea di eventi culturali. Quindi non soltanto decoro e pulizia, ma anche un progetto di rilancio condiviso con i proprietari degli immobili”. Queste le parole del sindaco di Treviso.
Un’azione da parte del Comune di Treviso pieno di significato e che è destinato a fare scuola, probabilmente anche a Viterbo. Palazzo dei Priori, se vuole davvero giocare la partita del centro storico senza farsi condizionare dalle mille pressioni degli interessi di parte, deve studiare strategie che spingano anche verso “più miti consigli” i proprietari dei negozi sfitti. La strategia di Treviso appare lungimirante e sembra essere una “spinta gentile” affinché l’offerta di locali abbassi le pretese e incontri la domanda. Oppure i proprietari dei negozi sostengano almeno i costi di pulizia e luce. Dopotutto nessuno li obbliga a essere proprietari di pezzi di centro che abbandonati a se stessi aumentano il degrado della città, possono anche vendere. La “leva del portafoglio” (detta dagli esperti anche “leva del dolore”) sarà uno degli strumenti decisivi nelle mani dell’amministrazione di Palazzo dei Priori. Sempre che si voglia vincere la partita del rilancio del centro storico che la città sta perdendo da trenta anni per non fare scontenti i soliti noti, portatori solo del proprio interesse.
La scelta è sempre la stessa: essere città, dove si segue l’interesse generale, o paese, dove trionfano le ragioni della botteguccia.


















