

VITERBO – Aria di maretta. Di quella pesante, che sa di stanchezza, di promesse sottovento e di una passione che, alla lunga, rischia di scontrarsi contro il muro di gomma dell’indifferenza istituzionale. C’è profumo di resa, o quantomeno di un severo stop, per il Carnevale Viterbese. Una di quelle notizie che non vorresti mai dare, che circolano prima sottovoce nei bar del centro storico, tra un caffè e un sospetto, e che i bene informati – quelli che la polvere dei carri la respirano sul serio – danno ormai per certe.E dire che la storia di questa rinascita l’avevamo scritta insieme, passo dopo passo, mascherina dopo mascherina.
C’era una volta un Carnevale glorioso, quello dei tempi d’oro, quando Palazzo dei Priori ci metteva la faccia e soprattutto il portafoglio. Anni in cui il Comune di Viterbo metteva in palio per il carro più bello una statuetta d’oro vero raffigurante un leone. Un pezzo d’arte e di orgoglio cittadino, tanto prezioso che non era raro vederlo rivenduto quando a trionfare erano i rioni più poveri della città, trasformando la vittoria in un piccolo miracolo di sopravvivenza economica.Poi, il buio.
Anni di deserto mascherato da grigiore invernale, fino al colpo di genio e di cuore di un gruppo di volontari capitanato da Lucio Matteucci. Era il 2018 quando, con un lavoro encomiabile e una fatica che solo chi organizza eventi a Viterbo può comprendere, la tradizione è stata rispolverata e rimessa in piedi. Prima il debutto coraggioso, poi la mazzata della pausa forzata causa Covid, e infine la ripresa immediata, appena possibile, per restituire colore e allegria a un inverno viterbese altrimenti soporifero. Ma il volontariato, per quanto eroico, ha una scadenza biologica. E soprattutto, non può fare miracoli a mani nude.
Negli anni le casse comunali hanno sì contribuito all’iniziativa, ma con qualche migliaio di euro: briciole, o poco più, quando c’è da strutturare, mettere in sicurezza, pagare i service e fare camminare con le proprie gambe una macchina complessa.Risultato? Chi ha tirato la carretta in questi anni si sarebbe stancato. Nessuna dichiarazione ufficiale, per carità. Il silenzio tipico di chi è deluso prima ancora che arrabbiato. Ma le voci corrono veloci lungo le vie del centro. E la sensazione, tremenda, è che Viterbo stia per perdere, di nuovo e per l’ennesima volta, il proprio Carnevale.
A perdere, in fondo, non è solo Matteucci o il suo gruppo di irriducibili. A perdere è una città intera che si ritrova, ancora una volta, incapace di proteggere e far crescere le poche cose belle che rinascono dal basso.


















