"Venite, papà ha ucciso mamma". Uomo spara alla moglie davanti alla figlia
carabinieri
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CASTEL SANT'ELIA - Sul posto si sono precipitati anche i soccorsi, sperando di riuscire a intervenire. Purtroppo non c'è stato nulla da fare. Sulla vicenda sono aperte le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Civita Castellana. 

CASTEL SANT’ELIA – Uomo spara alla moglie nelle campagne di Castel Sant’Elia. Il piccolo comune del Viterbese è stato sfondo dell’ennesimo femminicidio italiano. 

Il 65enne Ciriaco Pigliaru ha tolto la vita alla moglie Anna, da cui si stava separando, davanti agli occhi della figlia. L’arma un fucile a canna lunga, l’uomo non aveva il porto d’armi. Il fatto nella serata di sabato, intorno alle 20, nella villetta di campagna dove la signora viveva con le figlie. Da giugno il marito non viveva più nella stessa abitazione del resto della famiglia.

Secondo le prime ricostruzioni avrebbe atteso il rientro della moglie nascosto in un angolo del giardino. Una volta arrivata le avrebbe sparato un colpo sbucando dal buio e senza esitare un istante. 

Subito dopo avrebbe rivolto l’arma contro di sé facendo fuoco. Ad allertare le forze dell’ordine la figlia, testimone del terribile accaduto. “Venite, papà ha ucciso mamma”, l’inizio di una telefonata agghiacciante e disperata.

Sul posto si sono precipitati anche i soccorsi, sperando di riuscire a intervenire. Purtroppo non c’è stato nulla da fare. Sulla vicenda sono aperte le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Civita Castellana. 

 

Gli Stati Generali La Fune
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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