
EDITORIALE – “Vedete qualcosa, dite qualcosa”. La frase lanciata da Giulio Della Rocca su La Fune in queste ore è molto importante. Il territorio del Viterbese è una provincia molto lontana dai livelli di pericolosità e criminalità delle grandi città e di alcune zone periferiche del Paese. Tuttavia esistono anche a Viterbo e nei suoi paesi problemi di sicurezza.
Le forze dell’ordine fanno molto, spesso in maniera invisibile e non percepita dal cittadino. Il controllo del territorio è significativo e tutti gli uomini e le donne dello Stato danno il massimo per difendere la qualità della vita delle persone. Non possono essere dappertutto però. Questo è un limite razionalmente comprensibile.
C’è bisogno dei cittadini, che spesso conoscono situazioni più o meno gravi che non vengono a galla. Esiste un modo per segnalare in maniera anonima alla Polizia situazioni di bullismo, spaccio di droga e violenza domestica. Si chiama YouPol ed è un’app della Polizia di Stato.
L’applicazione consente di inviare segnalazioni anonime con messaggi, foto e video direttamente alla sala operativa della Questura più vicina. YouPol offre la possibilità di essere geolocalizzati in modo da fornire aiuto tempestivo e include servizi come la chat in tempo reale con gli operatori. Non sostituisce il numero di emergenza 112.
Con La Fune vogliamo aggiungere al motto di Della Rocca “Vedete qualcosa, dite qualcosa” l’informazione sull’esistenza di uno strumento di azione concreto per attivare un dialogo positivo tra cittadini e forze di polizia. Nei giorni scorsi anche il prefetto Sergio Pomponio ha invitato i viterbesi a denunciare. Con questo strumento è di fatto per tutti possibile fare la propria parte per costruire una città capoluogo e una provincia più sicura e con una migliore qualità della vita.
“Vedete qualcosa, dite qualcosa”.


















