Un'estate d'oro per lo studioso viterbese Alessandro Della Casa
Foto Alessandro Della Casa
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VITERBO - Un'estate d'oro per il viterbese Alessandro Della Casa che, dopo la pubblicazione del suo ultimo libro 'La dinamo e il fascio', sta ricevendo importanti premi e inviti a festival di livello nazionale.

VITERBO – Un’estate d’oro per il viterbese Alessandro Della Casa che, dopo la pubblicazione del suo ultimo libro ‘La dinamo e il fascio’, sta ricevendo importanti premi e inviti a festival di livello nazionale. Il tutto riportando alla luce la storia perduta di un altro viterbese, vissuto circa un secolo fa: il conte Vincenzo Fani Ciotti, noto durante il Ventennio come Volt.

A luglio Della Casa, con un percorso di studio in scienze storiche all’interno dell’Università degli Studi della Tuscia, ha ottenuto il Premio Dino Garrone, un autore e critico letterario del primo Novecento, ricevuto a Castelsardo (Sassari), dalle mani di un altro viterbese: il professore Massimo Onofri, presidente della giuria. La motivazione suona così: “Per la qualità di notevole studioso, la raffinata capacità di analisi, la limpidezza di scrittura e l’intelligenza della vita e del mondo”.

Il 20 agosto è invece stato uno dei volti del Festival della Politica di Santa Margherita Ligure. Qui è stato voluto per il suo lavoro di ricerca su Isaiah Berlin. “Il motivo sono i due libri che ho dedicato al filosofo delle idee, tra i maggiori filosofi liberali del Novecento. Il primo libro, del 2014, è dedicato all’analisi concettuale di alcuni temi: pluralismo, liberalismo e storia; il secondo è una biografia intellettuale, la prima scritta da un italiano, pubblicata nel 2018 da Rubbettino. Oltre a questi due volumi ho anche pubblicato diversi articoli in riviste del settore storico-filosofico sulla base di documentazione inedita conservata alla Bodleian Library di Oxford. Nel contesto della partecipazione al festival sono stato invitato a intervenire durante la prima tavola rotonda, dedicata a democrazia e politica”. Racconta così lo stesso Della Casa.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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