
VITERBO – Lo scorso 23 novembre al campo sportivo del Pilastro, durante una partita del campionato under 17 regionale, due ragazzi della Viterbese sono stati puniti uno con 7 giornate e l’altro con tre giornate di squalifica. Chiaramente i giovani qualcosa di sbagliato l’hanno fatto ma il contesto in cui è accaduto tutto non li ha certo aiutati.
Da giorni, soprattutto tra i genitori dei giocatori della Viterbese del campionato under 17 regionale, circola un certo malcontento. più che altro per le parole dette e quelle scritte da persone che non erano neppure presenti alla partita. Il ragionamento suona così: “Tutte queste condanne si basano su un referto scritto da un arbitro che era di spalle all’accaduto e che non ha visto nulla e che magari è stato consigliato da qualche osservatore presente in tribuna”.
Il racconto che più persone presenti all’incontro hanno fatto, contattando La Fune, è il seguente: “Il degenerare della situazione è scaturito da continue provocazioni arrivate dai genitori e dai giocatori della squadra avversaria verso quelli della viterbese che hanno risposto agli insulti. Certo hanno sbagliato a rispondere ma le provocazioni erano palesi e continue.
A quel punto alcuni giocatori della squadra ospite hanno circondato e preso a spinte due ragazzi della Viterbese e uno di questi ha risposto alle spinte nella medesima maniera. La rissa è stata sfiorata e scongiurata dall’intervento dei dirigenti presenti e dei responsabili del settore giovanile.
L’arbitro ha punito un giocatore della squadra avversaria che ha iniziato il tutto con due giornate di squalifica, al giocatore viterbese che ha reagito sono state date 7 giornate e quello che aveva risposto agli insulti dal pubblico tre giornate. Peccato che tutto è partito dagli insulti, molti, che provenivano dalla squadra ospite sia all’interno che all’esterno del campo di gioco”.
La delusione dei genitori e di chi segue la squadra delle giovanili, oltre che dei ragazzi stessi, è più che altro per le pesanti parole di condanna che sono state spese da persone che nemmeno erano lì e per sentito dire si sono trasformati in moralizzatori della domenica.


















