
VITERBO – Il 21 gennaio di quest’anno sarà posizionata su via Saffi, all’altezza del civico 1, una pietra d’inciampo per ricordare Mariano Buratti. L’iniziativa, curata dall’associazione ‘Arte in Memoria’, avrà luogo alle ore 12.30.
Le pietre d’inciampo (Stolpersteine) sono un monumento diffuso ideato dall’artista tedesco Gunter Demnig per onorare le vittime del nazifascismo, installando piccole targhe d’ottone (10×10 cm) davanti alle loro ultime abitazioni. L’iniziativa, portata in Italia nel 2010 dall’associazione “Arte in Memoria”, mira a mantenere viva la memoria.
Le pietre non sono un inciampo fisico, ma mentale: invitano a fermarsi, leggere e riflettere su nomi e date di chi fu deportato nei campi di sterminio o ucciso dai nazisti.
Ogni blocchetto in ottone incastonato nel marciapiede riporta “Qui abitava…”, il nome della vittima, la data di nascita e, ove noto, il luogo e la data di morte.
Arte in Memoria è l’associazione che ha curato la prima posa a Roma nel 2010 e continua a promuovere l’iniziativa, sostenendo la ricerca storica e l’installazione di nuove pietre. Il progetto, nato in Germania, conta oltre 75.000 pietre in Europa, con numerose installazioni anche a Roma, Torino, Venezia e altre città italiane. Questi segni commemorativi restituiscono un’identità e dignità a persone ridotte a numeri, rendendo la memoria pubblica e tangibile nel tessuto urbano.
Chi è stato Mariano Buratti
“Nobilissima tempra di patriota, valente ed appassionato educatore di spiriti e di intelletti. Raccoglieva intorno a sé, tra i monti del Viterbese, un primo nucleo di combattenti dal quale dovevano sorgere poi valorose formazioni partigiane.
Primo fra i primi nelle imprese più rischiose, animando con l’esempio e la parola i suoi compagni di lotta, infliggeva perdite al nemico e riusciva ad abbattere un aereo avversario. Arrestato in seguito a vile delazione, dopo aver sopportato, con la fierezza dei forti e col silenzio dei martiri, indicibili torture, veniva barbaramente trucidato dai suoi aguzzini. Esempio purissimo di sublime amor di Patria”. Questa la motivazione della medaglia d’oro al valore militare che venne conferita in data 31 gennaio 1944 al partigiano viterbese Mariano Buratti.
A lui – professore e uomo capace d’ispirare e guidare con l’esempio diversi spiriti liberi sui Monti Cimini, la Banda Buratti – venne intitolato il liceo Umberto I.Dopo l’8 settembre 1943 Buratti si diede alla clandestinità e organizzò una banda partigiana, la Banda Buratti che operava sui monti Cimini. Tale gruppo di partigiani era composto da ex militari suoi allievi a scuola e il cognato Vincenzo Bianchini.Il 13 dicembre 1943 l’insegnante azionista venne catturato dai nazifascisti, sul piazzale di ponte Milvio a Roma.
Venne condotto alla prigione di via Tasso, usata dall’SD, la brutale polizia politica comandata dal maggiore Herbert Kappler, e successivamente al carcere di Regina Coeli. Dopo alcune settimane di detenzione e torture, insieme ad altri otto patrioti e oppositori del nazifascismo, venne fucilato al Forte Bravetta.Compì il servizio di leva con il grado di ufficiale di complemento presso il 26º Reggimento fanteria “Bergamo”. Entrato nel 1924 nella Guardia di Finanza con il grado di “sottobrigadiere” aveva continuato la sua permanenza nell’esercito intervallandola con periodi dedicati alla sua vocazione all’insegnamento.
Dapprima fu insegnante presso le scuole elementari e in seguito fu professore di storia e filosofia presso il Liceo “Umberto I” di Viterbo.In seguito alle gravi tragedie che lo avevano colpito – la morte della figlia Magda e, poco dopo, quelle della moglie Cristina e della bambina che questa aveva in grembo – era stato portato ad arruolarsi, nel 1936, nella MVSN e a partecipare alla guerra d’Africa.Tornato nel 1937, Buratti aveva ripreso gli studi e l’attività di insegnante, ma più volte, come prima della spedizione in Africa, aveva continuato a vestire la divisa della Guardia di Finanza dal 1941 al 1943. Nel frattempo aveva costruito una nuova famiglia ed era stato influenzato dalle lezioni del professore e filosofo liberale Guido De Ruggiero che, alla caduta del fascismo, favoriva l’ingresso di Mariano Buratti nel Partito d’Azione.


















