

VITERBO – C’è una notizia (falsa) che sta facendo parecchio rumore nel quartiere di San Faustino e nelle aree limitrofe del centro storico. Racconta dell’apertura di una moschea all’interno dell’ex cinema Metropolitan, la storica sala in via del Pavone 72 chiusa nel 2010.
Sono 5mila i musulmani nel capoluogo, che cercano uno spazio dignitoso dove praticare il culto. Attualmente si riuniscono in una sala, dove possono raccogliersi circa in 400, in una traversa di via Garbini. Che la comunità islamica viterbese sia in cerca di una soluzione per dare vita alla propria moschea o comunque a una sala di preghiera più grande dell’attuale è un fatto vero. Il presidente dell’Associazione Culturale Islamica di Viterbo Mohammed Kdib sta valutando diverse opzioni ma tra queste non è contemplata in maniera assoluta l’ex Metropolitan.
Nei giorni scorsi l’ha anche smentito il diretto interessato che, dalle colonne del Corriere di Viterbo, ha detto: “Non c’è nessuna trattativa in corso anche perché questo locale (l’ex Metropolitan n.d.r) non si presterebbe alle nostre necessità, su tutte la difficoltà di trovare parcheggi in una zona ad alta densità abitativa come quella del centro storico”.
Parole tombali dai diretti interessati sulla possibilità di aprire una moschea in centro in generale. In effetti, fonti attendibili, ci rivelano che sarebbero in discussione alcune ipotesi sulla destinazione del luogo di culto ma tutte fuori dal centro storico e in aree periferiche. Ci sarebbe inoltre l’intenzione, da parte della stessa comunità islamica, di realizzare la propria moschea in aree fuori città. Quindi in nessuno dei quartieri residenziali.
La sensazione, a giudicare dalla preoccupazione di alcuni residenti e commercianti di San Faustino, è che ci sia qualcuno che soffiando sulla brace della differenza di religione cerchi di giocare con i soliti luoghi comuni per costruire paura.
La fakenews che circola inoltre troverebbe un ulteriore “boiata” ad ampliarla ossia che la moschea verrebbe pagata dal Comune di Viterbo, dando anche il valore all’operazione di un milione e mezzo di euro. Tutto falso, ovviamente. Un Comune non può in alcun modo pagare la realizzazione di un luogo di culto. Vale per le chiese, vale per “sale del regno” di Geova e necessariamente vale per le moschee.
La vicenda è quindi riconducibile a un mucchio di falsità, non si comprende da chi e a quale scopo diffuse. La comunità musulmana realizzerà la sua moschea (spostando il suo luogo di culto dalla trasversa di via Garbini dove si trova ora nella nuova sede), come giusto che sia, ma lo farà in un posto che non avrà impatto di nessun tipo con il tessuto cittadino e soprattutto lo farà con risorse proprie.

















