
EDITORIALE – “Così adesso tutti a passeggiare intorno alle mura”. Partiamo da qua, da una frase che abbiamo trovato come commento alla notizia del primo tratto di mura illuminate a Viterbo (Porta Romana – Porta Fiorentina). Sappiamo che chi l’ha scritta ha un’attività commerciale nel centro storico e rimaniamo affascinati. In pratica, almeno così abbiamo interpretato noi, questo cittadino non è poi così tanto contento per le mura illuminate e la passeggiata bella intorno alle mura. Teme infatti che le persone per passeggiare intorno alle mura abbiano meno tempo per passare davanti al suo negozio e magari entrare per acquistare. Pensiero affascinante, ne siamo sinceramente rapiti.
Ci viene in mente Guicciardini e i suoi scritti sul “particulare”. Se la dimensione pubblica è fatta di persone che guardano solo ed esclusivamente al proprio “particulare” si possono creare dei problemi di funzionamento del tessuto sociale. Ma se lo fanno in maniera esasperata come in quella del commentatore citato si rischia la paranoia. E una critica alimentata e mossa dalla paranoia non è una critica ma un qualcosa di non considerabile, anzi qualcosa di pericoloso.
Tra i commenti alla notizia dell’illuminazione delle mura troviamo altre frasi interessanti. Come quelle di chi subito ha tenuto a precisare che quei soldi si dovevano spendere per “tappare buche” e “tagliare erba”. I viterbesi, capiamo che abbiano passato e continuino a passare brutte esperienze, sembrano traumatizzati dall’erba alta e dalle strade bucate. Però solo quest’anno sono stati asfaltati quindici chilometri di vie. Discorso diverso sull’erba, non è accettabile lasciare con l’erba alta scuole e giardini pubblici. Però tirare in ballo il problema dell’erba e delle strade ogni volta che accade qualcosa di positivo per la città ci sembra inopportuno. Peggio: ci sembra uno sfregio, un trionfo del benaltrismo e una incapacità malata di godersi anche il bello che accade.
Che la città si illumini è bene, che San Pellegrino in Fiore finisca sui telegiornali nazionali è un bene, che sarà realizzato uno skatepark è un bene. Anche perché, rimaniamo sullo skatepark, prima di dire che con quei soldi si poteva tagliare l’erba bisognerebbe comprendere cosa significa una struttura del genere per Viterbo. Realizzarlo e metterlo in funzione porterà persone da altre città oltre a dare uno spazio di aggregazione ai giovani viterbesi, non considerati e quindi massacrati (insieme ai bambini) per decenni.
Il “benaltrismo” è motore di una critica che non critica nulla, che non introduce elementi significativi a un giusto confronto e dialogo pubblico. Il “benaltrismo” è veleno per chi lo pratica e per chi lo riceve, anche solo sotto forma di commento a un articolo. Criticare tutto significa non criticare niente, significa sottrarre credibilità e peso alla critica e farla scadere in polemica.
Cervelli appesantiti dalla polemica smettono di essere brillanti ed efficaci e in genere finiscono per faticare non solo a fare qualcosa di buono nella dimensione pubblica ma anche a mettere insieme il proprio pranzo e la propria cena. Anche quel “particulare” guicciardiniano viene meno. Rimane solo il livore e le parole: vuote, inutili e che fanno perdere solo tempo.

















