
VITERBO – Una Madonna attribuibile a Raffaello è venuta alla luce sotto l’intonaco della piccolissima chiesta di San Rocco a Montecalvello. L’edificio religioso, è stato realizzato nella seconda metà del XV secolo, nei pressi dell’interessante castello, lungo la strada che porta a Grotte Santo Stefano.
All’interno una serie di affreschi noti, attribuiti a un seguace di Lorenzo da Viterbo e realizzati intorno al 1475.
La piccola chiesa di campagna risulta costituita da due corpi: quello originario del ‘400 e quello che coincide con l’ingresso che risale al ‘600. Nella parte più vecchia della chiesetta è ancora presente un bellissimo, piccolo campanile a vela, con una campana che si intuisce antica (dall’ossidazione che si intravede al suo interno) e che riporta una scritta di cui parla Attilio Carosi in un suo scritto: “Maria Mater Gratiae A.D MDCCXLII”.
Sulla parete posteriore e più antica della struttura spicca il dipinto della Madonna della Melagrana, attribuita a Piermatteo D’Amelia o comunque alla sua scuola.
Siamo nella parte quattrocentesca della chiesa, quella che originariamente era dunque una piccola edicola, dedicata a San Rocco, santo la cui leggenda è molto viva in questa terra. Anche perché, si dice, il santo abbia iniziato la sua attività di apostolato proprio in Tuscia, ad Acquapendente, dove aveva curato i malati di peste. La Madonna appare affiancata dalla raffigurazione dello stesso San Rocco e di San Sebastiano.
Nella piccola volta è presente una rappresentazione di Dio con i quattro evangelisti. Sui lati le raffigurazioni, ancora in parte visibili, di altri santi tra cui Venanzio, Rosa, Maria Maddalena. “Come ci ricorda lo stesso Carosi, in questi dipinti è evidente come l’autore (chiunque sia stato) conoscesse molto bene l’iconografia e le virtù dei santi raffigurati, accomunati dal fatto di essere ausiliatori, invocati a difesa di qualche disgrazia”. Come riportato all’interno del sito Discovery Tuscia che aveva dedicato un approfondimento anni fa a questo piccolo gioiello del Viterbese semisconosciuto.
“Ma una delle cose più emozionanti di questa chiesetta è rappresentata dai graffiti ancora, in parte, leggibili. Si tratta delle “testimonianze” lasciate da viandanti ignoti e non ignoti (alcuni graffiti sono firmati, diciamo così) che hanno trovato rifugio in questa chiesetta. Emozionante vedere, dove ancora è possibile leggere, come alcuni di questi graffiti siano scritti con una grafia stupenda, chiara, ferma. E ancora più emozionante vedere come alcuni di essi siano firmati e si rifacciano a viandanti che arrivavano da lontano, tedeschi, olandesi, francesi…viandanti, pellegrini e “uomini d’armi” – riporta ancora il blog -“. E proprio da questa lettura un importante studioso avrebbe passato al setaccio proprio questi antichi “autografi”, facendo una prima già importante scoperta.
Ha trovato infatti la firma di Raffaello Sancti. Firma con cui il grande Raffaello sarà poi solito, nella maturità, firmare le sue opere. Da cui Raffaello Sanzio. A quel punto lo studioso ha iniziato a ispezionare più a fondo la stanza, fino a individuare un qualcosa che era sfuggito ai pochi occhi che sono entrati negli ultimi secoli nella parte antica della chiesa. Quindi con materiali altamente tecnologici ha individuato sotto una porzione d’intonaco un dipinto fino a oggi non noto, o comunque di cui si era persa memoria. Si tratta di una splendida Madonna col Bambino, esattamente identica alla Madonna col Bambino dipinta da Raffaello all’interno della casa paterna a Urbino e nota come Madonna di Casa Santi. Un dipinto datato 1498, quando Raffaello era alla scuola del Perugino.
Ma la cosa ancora più sorprendente è che tra le firme graffitate nella chiesa è stata individuata anche la firma Vannucci. Pietro Vannucci appunto, il Perugino. Probabilmente la chiesa di San Rocco, vista la maestria della realizzazione degli altri dipinti, doveva essere nota come eccellenza negli ambienti artistici dell’epoca e Perugino deve averci voluto portare il suo allievo durante uno dei tanti viaggi verso Roma o più probabilmente la famiglia che all’epoca teneva il castello può avere ingaggiato il Perugino per qualche ciclo di affreschi andato perduto o nascosto sotto l’intonaco.
PESCE D’APRILE DE LA FUNE 2020


















