Una città di cinema o un cinema di città?
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Più di sette milioni di italiani inchiodati davanti ai televisori per la serie televisiva I Medici, andata in onda ieri sera su Rai Uno. Ma a Viterbo è calma piatta.

Più di sette milioni di italiani inchiodati davanti ai televisori per la serie televisiva I Medici, andata in onda ieri sera su Rai Uno. A fare da cornice alle scene i luoghi più suggestivi di Viterbo: da palazzo papale a piazza San Pellegrino. Che nella finzione filmica vengono addirittura spacciati per la Roma medioevale.

Uno spot turistico incredibile che potrebbe valere davvero oro se si riuscisse a veicolare un concetto semplice: quella bellezza che ha fatto da cornice alla prima puntata della serie I Medici sta a Viterbo. E si potrebbe fare in tanti modi, anche utilizzando quei nuovi media a basso costo e largo impatto che sono i social. Oppure mettendo questo tipo di informazioni sul sito di promozione turistica del territorio di Viterbo. Parliamo di Visit Viterbo, ma non ci pare sia particolarmente frizzante e aggiornato. Chissà se qualcuno viene pagato per fare questo tipo di lavoro …?

Chi gestisce e cura l’immagine della città di Viterbo però sembra dormire tra comodi guanciali. E nessun guizzo, nessuna intuizione, non uno straccio di idea vera sta andando in porto su questo livello. Peccato, significa perdere occasioni di crescita e sviluppo. Significa perdere posti di lavoro. Ma forse questo poco importa a chi è garantito e ogni mese incassa lo stipendio.

Ma il lavoro da fare su Viterbo e il cinema, ripescando tanto anche da un glorioso passato, è tantissimo. Forse per questo non se ne fa nulla. Anche se spesso sono stati fatti grandi annunci. Viterbo città di cinema? Sicuramente, anche se per ora suona meglio “un cinema di città”. Il filone è quello tragicomico e sonnolento. Alla faccia di chi non ha lavoro perché vive in un territorio (volutamente?) depresso.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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