Una città che corre: ti raccontiamo la Viterbo Half Marathon 2026
Viterbo Half Marathon
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Il giorno del Giudizio sportivo arriva domenica ventisette. Alle otto e trenta ci sono i saluti delle autorità, immancabili come il prete la domenica mattina. Poi, alle nove in punto, scatta la follia: la Mezza Maratona Competitiva. Ventuno chilometri e novantasette metri nel cuore della Tuscia, lungo un percorso FIDAL che farebbe sputare i polmoni a un cavallo purosangue. E insieme a loro partono le staffette quattro per cinque chilometri, dove i colleghi d'ufficio e i padri di famiglia si improvvisano atleti olimpici per espiare i peccati di gola accumulati durante l'inverno. C'è pure la "Run for All", una passeggiata inclusiva di un chilometro dove le famiglie camminano abbracciate nel segno dello sport, dimostrando che per volare alto non serve un motore a scoppio, basta un paio di scarpe comode e un po' di buona volontà.

VITERBO – lL buon Dio, quando ha fatto il mondo, ci ha messo sei giorni, e il settimo si è riposato. A Viterbo, invece, pare che abbiano deciso di fare tutto in tre giorni, tra il venticinque e il ventisette di settembre del millesimoduecentonovantasei… no, perdio, del duemilaseventisei. E che giorni, cari miei! Roba che a confronto il Concilio di Trento sembrava una riunione di condominio per decidere il colore delle scale.

La faccenda comincia in Piazza dei Caduti, che a furia di veder sfilare autorità civili, militari, sopraintendenti, sottosegretari e sopratutto cotanto Parlamento europeo, a un certo punto rischierà di chiedere il permesso di soggiorno pure lei. C’è il Villaggio Europeo, c’è il Villaggio dello Sport, c’è quello della Salute, e c’è pure il Kids Camp per i marmocchi, affinché imparino fin dalla tenera età che l’Europa non è solo un pacchetto di direttive sui cetrioli, ma anche una buona ragione per farsi una corsa di un chilometro o una caccia al tesoro con l’applicazione telefonica.

Il venerdì mattina si apre con una solennità che a confronto la proclamazione di un dogma parrà una chiacchiera da bar. C’è la Vicepresidente del Parlamento europeo, il Prefetto, la Sindaca, i consiglieri regionali, provinciali, i questori, i generali, i presidenti delle bocciofile e pure i Facchini di Santa Rosa. E non mancano i ragazzi delle scuole, poveri cristi, arruolati a declamare Pindaro e Papa Leone XIV come se non ci fosse un domani, mentre sventoleranno le stelle d’Europa che brilleranno anche di giorno nel cielo della Tuscia.

Si parla di tutto, badate bene. Si parla di intelligenza artificiale nello sport, che uno pensa che il computer debba correre i diecimila metri al posto tuo, e invece serve a calcolare le calorie del tortellino. Si parla di paralimpiadi, di inclusione, di sostenibilità ecologica, di agricoltura, di turismo, di poesia e persino di salute mentale, che a sentire tutti questi luminari, professori e content creator (che Dio li perdoni e li raddrizzi), viene quasi il sospetto che l’uomo moderno, per camminare dritto, abbia bisogno di un libretto d’istruzioni spesso come la Bibbia.

Nel frattempo, in Piazza della Repubblica, si suda sodo. Ci sono i tutor di Sport e Salute che insegnano il pickleball, che nessuno sa bene cosa sia ma suona molto importante, il volley, il basket e pure i tatami, dove uno rischia di farsi venire un coccolone solo a guardare. E a Piazza Verdi, nel Villaggio della Salute, i medici misurano la pressione alla gente perbene, la quale scopre con orrore che la colpa della glicemia alta non è del vino buono della cantina, ma della sedentarietà.

Ma il culmine, la catastrofe benefica, il giorno del Giudizio sportivo arriva domenica ventisette. Alle otto e trenta ci sono i saluti delle autorità, immancabili come il prete la domenica mattina. Poi, alle nove in punto, scatta la follia: la Mezza Maratona Competitiva. Ventuno chilometri e novantasette metri nel cuore della Tuscia, lungo un percorso FIDAL che farebbe sputare i polmoni a un cavallo purosangue. E insieme a loro partono le staffette quattro per cinque chilometri, dove i colleghi d’ufficio e i padri di famiglia si improvvisano atleti olimpici per espiare i peccati di gola accumulati durante l’inverno. C’è pure la “Run for All”, una passeggiata inclusiva di un chilometro dove le famiglie camminano abbracciate nel segno dello sport, dimostrando che per volare alto non serve un motore a scoppio, basta un paio di scarpe comode e un po’ di buona volontà.

Alla fine, tra una medaglia, una cronaca sportiva urlata altoparlante e un trio jazz che suona, la città si ritrova stanca ma viva. Le autorità tornano a Roma e a Bruxelles, i ragazzi tornano sui libri, e le piazze tornano silenziose. La gente si siede sulla panchina, si asciuga il sudore dalla fronte e pensa che, insomma, tra un convegno sull’Europa e una sudata memorabile lungo le mura, Viterbo ha dimostrato ancora una volta che il mondo va avanti non perché lo spingono i decreti, ma perché c’è sempre qualcuno disposto a mettersi le scarpette e a fare un passo in più.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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