Un viterbese in Antartide - "Una bellezza che ti disarma, ti devasta"
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Pagnanelli, il viterbese in Antartide, ci racconta oggi la bellezza smisurta del monte Murchison. Lo fa con il suo stile, il suo guardare alle cose quotidiane. Passa questa volta per il racconto di Bob e di quella volta che la moglie di lui iniziò a tremare. Non per il freddo ma perché aveva capito.

Pagnanelli, il viterbese in Antartide, ci racconta oggi la bellezza smisurta del monte Murchison. Lo fa con il suo stile, il suo guardare alle cose quotidiane. Passa questa volta per il racconto di Bob e di quella volta che la moglie di lui iniziò a tremare. Non per il freddo ma perché aveva capito.

 

La doppia punta di monte Murchison (3208 metri) sopra l’Icebreaker Glacier. Io adoro questo posto.
E’ di una bellezza senza pari, è qualcosa che ti colpisce, che ti disarma e in qualche modo ti devasta dentro. Mi chiedo spesso perché. Forse perché non riesco a descriverlo.

E’ talmente bianco e talmente puro che non ci riesco.
Perché nella sua gelida uniformità, in quella immensità bianchissima, si nasconde una potenza smisurata, forze titaniche e colpite da letargia, e poi pilastri, ponti valli addormentate o sepolte, discese ripide e frantumate, rocce, spazio, linee sottili, che separano ere. E’ un po’ come il ghiaccio, sembra tutto uguale ma ce ne sono centinaia di variazioni.

Oggi Bob mi raccontava che è una cosa che non si può spiegare. Anche lui ha una passione viscerale per questo luogo. Mi ha detto che lui non è particolarmente emotivo ma l’unica volta che si è emozionato è stato quando la moglie ha avuto la possibilità di accompagnarlo con l’aereo sudafricano durante un trasferimento in una delle sue innumerevoli campagne.

Ha sempre detto che lui gli raccontava cose ma che lei non era mai così entusiasta. E’ rimasta due ore con lui poi è ritornata indietro con lo stesso volo. Mi ha detto che prima di partire l’ha portata sul pack, gli ha fatto vedere un paio di posti e poi l’ha lasciata andar via.

A quel punto ho visto che gli occhi le sono diventati lucidi. Mi ha detto che lei tremava e che lui gli ha dato il suo cappello, per proteggerla. E lei gli ha detto che non tremava per il freddo. Ma perché, finalmente, aveva capito.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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