Un viterbese in Antartide - "Un ricordo da portare là negli anni e la consapevolezza che la Terra è la sola casa che abbiamo"
pinguini
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Bruno Pagnanelli sta tornando dall'Antartide. Il suo è stato un lungo diario di viaggio, pieno di emozioni e di pensieri che solo un uomo che si spinge ai confini del mondo può fare con tale naturale profondità. Oggi riproponiamo un suo pensiero, venuto fuori guardando i pinguini.

Bruno Pagnanelli sta tornando dall’Antartide. Il suo è stato un lungo diario di viaggio, pieno di emozioni e di pensieri che solo un uomo che si spinge ai confini del mondo può fare con tale naturale profondità. Oggi riproponiamo un suo pensiero, venuto fuori guardando i pinguini. 

 

Di tanti ricordi che passeranno nella mia, spero, lunga vecchiaia, ce n’è uno in particolare che non mi abbandonerà mai. Sono sicuro che tornerà a prendermi per mano e anche un po’ alla gola. Ci penserò ogni volta che potrò godermi un fuoco con chi amo, un buon bicchiere, il mio tempo e la mia pace.

Non è legato alle persone, alla conoscenza, all’esperienza. E’ legato alla vita che vince, alla meraviglia della natura sovrana, a quelle forme aliene che mi venivano incontro, che ciondolano e che vivono secondo ritmi ancestrali, che si muovono pulsando in mezzo all’immenso cristallizzato.

Non si può raccontare, non ci riesco. Eppure quegli esseri così meravigliosi, così perfetti, così padroni di questo mondo, insieme a quei suoni, a quel vento e a quello spazio saranno qualcosa di magico che non ritornerà mai più.
Almeno per me.

Volevo e speravo, di poter scrivere qualcosa di definitivo. Sulla consapevolezza che non abbiamo e su ciò che stiamo perdendo. Ogni giorno, ma sarebbe meglio dire ogni secondo, nel quale non ci accorgiamo che questa intera, diversa, nascosta, superba, immensa casa è purtroppo l’unica che possediamo. L’unica. Dico che forse, sarebbe il caso di curarla un po’ di più… Basterebbe davvero poco, basterebbe farlo tutti. E adesso, il tempo del viaggio sta per tornare.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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