Un viterbese in Antartide - "Qui la temperatura percepita è di meno cinquanta gradi"
bruno
Gli Stati Generali La Fune
Occhio alla fotografia. Dall'Antartide Bruno Pagnanelli ci racconta di un posto, quello che vedete nell'immagine, dove la temperatura percepita in estate è di meno cinquanta gradi. Copritevi bene ...

Occhio alla fotografia. Dall’Antartide Bruno Pagnanelli ci racconta di un posto, quello che vedete nell’immagine, dove la temperatura percepita in estate è di meno cinquanta gradi. Copritevi bene …

 

Quello che si vede è uno dei posti più incredibili che ci sono da queste parti: è l’interno del Pristley, un ghiacciaio di quelli che fanno veramente paura. Quella che si vede nel mezzo è la stazione meteorologica di Zoraida, un vero e proprio incubo per chi la deve manutenzionare.

Mi spiego: visto così non è nulla di che, invece questo posto è un vero e proprio cannone del vento, un tubo che scorre dritto dal plateau e che scende, con la pendenza che si vede in foto, verso il mare, generando un flusso pressoché continuo di gelo a velocità spaventose. Una specie di cerbottana dei titani, dove il vento scende a velocità di norma superiori ai 70 chilometri orari e con una temperatura, d’estate, di -30°. Se dovessimo usare i parametri della temperatura percepita, tanto in voga nei nostri telegiornali in estate, qui si scende sotto i -50° e chi ci lavora, vi assicuro, li sente tutti.

E’ un percorso diritto, regolare, di un ghiacciaio, fra l’altro, non proprio gigantesco per le misure tipiche del continente ma impressionante per regolarità e bellezza. Nasce e tracima dal plateau con una sorta di gorgo infernale e scende ripido verso sud est, con una curva a gomito alla fine trasformata ormai in un mucchio di terra arsa dal vento. il costone sulla curva si chiama Black Ridge e è inutile spiegare perché.

Contornato da montagne altissime è largo circa 7 chilometri, scorre dritto come un fuso per 150 chilometri e nella parte centrale è quasi tutto ghiaccio blu, inframezzato solo dai crepacci riempiti di neve candida.
Il vento pressoché costante toglie 30 centimetri di ghiaccio l’anno, facendolo diventare una lastra scivolosissima dove camminare è quasi impossibile.

Ebbene, questo è il regno di Lorenzo, di Paolo e di Claudio. Sono loro che aspettano il momento in cui il vento non è più disumano ed è allora che ne approfittano per effettuare le operazioni di manutenzione alla stazione, una di quelle che ti avvisano se dovesse arrivare il catabatico. Quello che ogni tanto schiaffeggia la zona.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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