Un viterbese in Antartide - "Ho ritrovato Bob, un santone per gli aviatori"
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Bruno Pagnanelli è piantato là, in quel dell'Antartide. A migliaia di chilometri da casa, dalle grigie pietre viterbesi. Qui ha un suo vissuto nuovo, che recupera pezzi del viaggio precedente. Il racconto di un mondo fantastico, a ogni pagina di diario dall'Antartide.

Bruno Pagnanelli è piantato là, in quel dell’Antartide. A migliaia di chilometri da casa, dalle grigie pietre viterbesi. Qui ha un suo vissuto nuovo, che recupera pezzi del viaggio precedente. Il racconto di un mondo fantastico, a ogni pagina di diario dall’Antartide.

 

Ho ritrovato Bob. Erano 4 anni che non lo vedevo. Dall’ultima spedizione cui ho partecipato, lui non era più tornato. Nel frattempo ha continuato a volare in Papua Nuova Guinea, in Cambogia, in altri paesi del sud est asiatico. Bob è un pilota neozelandese, forse la persona, in assoluto, con la maggiore esperienza di voli antartici in elicottero, una sorta di guru, un santone per gli aviatori. Conosce ogni punto, ogni morena, ogni capo, ogni ghiacciaio da qui a Cape Adare, l’estremità di terra più a nord che si affaccia, anche se “affacciarsi” a 4000 km è un eufemismo, sulla Nuova Zelanda.

Non so quanti anni abbia, non gliel’ho mai chiesto. Forse sessanta, ma potrebbe essere più giovane, solo che il sole e il mondo gli hanno creato le rughe e la pelle di un vissuto straordinario, una di quelle persone che se la vedi per la prima volta dici che ti piacerebbe ascoltarla di fronte ad un camino acceso.
E’ sempre uguale, come se il tempo si fosse fermato: lo stesso maglione, lo stesso cappello e il piumino scolorito dalle tante campagne. Uno così lo vedi e lo riconosci subito: è Bob.

Sembra un lord inglese anche se la discendenza è irlandese: baffetti, capelli bianchi, occhi come il ghiaccio pulito dal catabatico, mani sottili, fisico asciutto. Uno carattere discreto, sempre misurato ma che trasuda conoscenza, uno di quelli che ti intimorisce quando inizia a parlare, perché non scherza mai, specie sul lavoro. E’ uno che vuole certezze, dati, orari, misure che risponde con numeri, fatti e miracoli, impossibili per gli altri.

Uno che conosce le regole, le leggi immani della Natura, quella con 5 N davanti, tutte maiuscole.
Lui arriva la mattina, sempre alla stessa ora, sbarbato, pulito, in silenzio, pronto a ricevere l’update dei previsori, anche se poi è uno che controlla da solo i segnali del tempo e il fiato dell’Antartide, anche dopo un briefing dettagliatissimo. Bob parla poco e, quando parla, parla a ragione, se ha dei dubbi te li fa capire immediatamente e spesso concretizza la soluzione in una sorta di pragmatismo nel silenzio. Ormai capisci il paraverbale, comprendi i silenzi e lui comprende i tuoi.

Parliamo più volte in un giorno, di norma per lavoro, poco per diletto ma quel poco che esce, quando lo fa, è meraviglioso. Racconta cose che incantano, racconta del mondo che ha visto, della meraviglia che ci gira intorno o racconta della sua terra, di Nelson, dove vive.

Raramente parla di moglie e figli, se lo fa lo fa con misurata discrezione. Ha stima di molti qui ma non lo fa vedere, mentre di pochi ha una sorta di venerazione, latente, che comprendi solo quando lancia dei piccoli messaggi. Di Lorenzo ad esempio, l’operatore meteo storico, uno che si arrampica sui tralicci nel catabatico. Bob dice che se ha freddo Lorenzo è ufficialmente freddo. Una sorta di onore delle armi alla resistenza nell’ambiente. O di Peppe Possenti, il carburantista, in cui si ritrova, forse per i modi, concreti e solerti, forse per l’età, forse per l’efficienza… “Pipi Pussenti” lo chiama con quella inflessione british che lo rappresenta compiutamente.

Bob è semplicemente Bob. E’ fatto per stare in aria, per lavorare con queste macchine, ma soprattutto è fatto per contrastare quest’oceano di bianco e di freddo. Ne conosce i trucchi, ha scoperto la misura, forse ha fatto un patto di non belligeranza. Fose, molto più semplicemente, sa cosa significa rispettare l’immenso.
E la mia non è venerazione o rispetto. La mia è solo consapevolezza che Bob è parte di questo mondo, anzi, in alcuni casi, lo rappresenta proprio.

Nella foto: Bob sul suo helipad, mentre guarda le nuvole sul Melbourne, prima di partire..

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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