Un viterbese in Antartide - Gli auguri di Natale a Viterbo di Bruno Pagnanelli
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Bruno Pagnanelli passerà il Natale in Antartide. E' il primo, forse l'unico viterbese della storia, a vivere un'esperienza simile che con La Fune abbiamo deciso di raccontare in un diario.

A una settimana dal Natale, volevo fare gli auguri a tutti, un augurio collettivo, di quelli che si fanno una volta per tutto il periodo perché poi, forse non avrò più modo di scriverli, né tanto meno di farli a voce. Approfitto di una giornata di quiete, di una tregua non concordata. Ieri la Natura ci ha dato l’ennesima dimostrazione della sua potenza.

La Grande Madre ha iniziato a soffiare come fosse impazzita, ha iniziato a sollevare nuvole di neve dai rilievi del Northern Foothills e il catabatico ha fatto irruzione sulla nostra zona come un toro impazzito, lasciando per un giorno, la struttura della stazione sotto cigolii e continui lamenti.

Raggiunti i 93 nodi di velocità di picco. Da dentro sembrava che le pareti, i pavimenti e tutto ciò che è all’interno prendesse a urlare di dolore. Le bandiere erano frustate così selvaggiamente tanto da tendere i pali d’acciaio a cui sono ancorate.

E dietro, il cielo terso e le nubi lenticolari in continuo movimento, si arrotolavano sottovento ai rilievi come a dire che in alto c’era una vera e propria furia che imperversava nella trasparenza.

Cessato il vento all’improvviso, oggi le nubi cariche di umidità dell’oceano di fronte si sono risollevate e adesso, siamo tutti sotto una nevicata sottile. E allora ne approfitto.

Auguri a tutti quelli che mi s(U)pportano e mi s(O)pportano, a quelli che mi leggono, che mi fanno sentire vicino, a quelli che mi scrivono “grazie” anche se non so per cosa, che mi raccontano le cose di casa mia, che mi mandano lettere, a quelli che mi tollerano quando impazzisco per la rabbia, a quelli che capiscono cosa voglio dire quando mi avvolgo e incespico nelle mie stesse parole.

Auguri alla mia città che, ahimè, nonostante tutto, mi manca da impazzire, agli amici, ai colleghi, alla mia famiglia allargata fatta di gente comune e mischiata dal caso, che mi aiuta a diventare migliore, sempre che ci si riesca.

A quelli che sono qui, a quelli che ci sono passati e a quelli che non ci sono più.
A mio padre, perché senza di lui non sarei ciò che sono.
A mia moglie e a mio figlio, perché senza di loro non avrei nessun posto caldo per poter condividere le mie storie.

Auguri.
Dal profondo del Cuore.
Dal profondo del mondo.

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Gli Stati Generali La Fune
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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