Un viterbese in Antartide - "Così un sorriso ha coperto le rughe della fronte"
elicottero
aiac_banner_02
L'Antartide è uno spazio dove anche le cose più piccole risultano gigantesche. Anche il racconto di un compagno d'avventura contiene in sé un mondo.

L’Antartide è uno spazio dove anche le cose più piccole risultano gigantesche. Anche il racconto di un compagno d’avventura contiene in sé un mondo.

4 giorni. 40 anni, una moglie e tre bambine Oggi, dopo 4 giorni lunghissimi senza sonno e con la mente a 3500 chilometri è riuscito ad avere un messaggio dalla moglie, rimasta a Kaikoura, uno dei luoghi più devastati dal terremoto che ha colpito l’isola del sud della Nuova Zelanda.

E’ salito in sala, con il suo telefono e, per il tramite di un lungo messaggio su Whatsup, ha ricevuto, finalmente, notizie certe della sua famiglia. Due giorni fa aveva avuto la certezza che nulla era loro capitato, un lungo giro per il tramite della sorella, che aveva contattato la madre, che aveva visto la moglie.

Oggi invece ha avuto contezza che quelle poche parole ricevute gli erano state scritte dalle persone che più ama. Raggiante ma composto, si è seduto e ci ha reso partecipi della sua gioia. Ci ha letto, a noi, perfetti sconosciuti fino ad un mese fa, i messaggi che ha ricevuto, senza alcun filtro come se fossimo le uniche persone con cui condividere questo evento.

Aveva gli occhi azzurri che brillavano come stelle in una notte senza luna. Prima quello della figlia più piccola e poi quello della moglie.

E così, le rughe comparse sulla fronte negli ultimi giorni sono state finalmente nascoste dal sorriso, un sorriso più grande del mare di fronte alle nostre finestre. Le parole che leggeva uscivano come un fiume in piena, senza freni, ci ha permesso di entrare nella sua vita, ci ha dato uno specchio di ciò che è il suo mondo, almeno di una parte, quella più profondamente legata al suo cuore, senza nascondere nulla, donandoci anche quel pizzico di intimità che avrebbe potuto facilmente celare.

Nessun freno, tutto come era, senza limitazioni. Gioia pura uscita da uno schermo ridicolo, l’unico mezzo che gli ha permesso di sopire le sue paure più buie.

Lee è uno dei due piloti neozelandesi, il compare di Bob e, differenza di Bob che è un signore impassibile e compassato, Lee è un vero e proprio concentrato di energia e di vitalità. Uno che se non è sui ghiacciai ad accompagnare scienziati o a trasportare bidoni di carburante, si aggira con la radio, quando se la ricorda, a far scherzi agli altri, uno che entra in sala e improvvisa lotte all’ultimo sangue con Angelo, è uno che sogna a occhi aperti il mondo da scoprire, che crea progetti, che vede lontano, uno che non si ferma mai.

Oggi invece si è fermato.
Ci ha raccontato dei vicini di casa che hanno perso tutto, delle strade divelte, del generatore che previdentemente possiede e dell’acqua che scarseggia, delle scuole chiuse fino alla fine dell’anno, dell’isolamento, delle rotaie finite nell’oceano.

Oggi, ci ha donato uno dei sui doni più preziosi, lo ha condiviso con noi, ci ha regalato uno spicchio della sua vita.
E come tale me lo prendo, come un mattone nel grande muro della mia.

Altro dagli stessi argomenti:Bruno Pagnanelli
aiac_banner_02
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
POST FB 01
asvis 2
Fune 300x300
TdP_Inalazioni
Masicar300x300-optimize
Jeep_Compass_apex_300x300_200
domenicale post
Onda
aiac_banner_01
Foto Fisioterapy Center
lafune_300 x 600
monastero interno